Scritto: Lunedì, 16 Novembre 2020 06:40 Ultima modifica: Lunedì, 16 Novembre 2020 13:12

I geyser di Europa potrebbero provenire dalla crosta ghiacciata


I discussi geyser di Europa potrebbero provenire dalla crosta ghiacciata invece che dall'oceano sotterraneo. Questi pennacchi erano considerati finora uno dei modi più promettenti per campionare l'acqua sommersa e studiare l'abitabilità della luna di Giove.

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I geyser di Europa potrebbero provenire dalla crosta ghiacciata Crediti: Justice Wainwright

Per gli scienziati è molto importante determinare la fonte dei geyser. Ora, un nuovo modello simula un processo per la salamoia che si muove all'interno del guscio della luna, formando sacche d'acqua dove il sale è ancora più concentrato, che potrebbero eruttare. Ma l'acqua proveniente dalla crosta ghiacciata è considerata meno ospitale rispetto a quella dell'oceano interno globale perché probabilmente manca dell'energia che è un ingrediente necessario per la vita.

Così, la situazione per i geyser di Europa si complica ulteriormente. Queste eruzioni in realtà non sono mai state pienamente confermate: il telescopio spaziale Hubble ha rilevato degli indizi in diverse occasioni e sembra che anche la missione Galileo della NASA attraversò una regione di particelle ionizzate, probabilmente cristalli di ghiaccio emessi da fratture nella superficie del satellite. La simulazione, che mostra come una combinazione di congelamento e pressurizzazione possa portare ad un'eruzione crio-vulcanica o ad un'esplosione di acqua gelida, ha utilizzato proprio le immagini di questa sonda. 
"Capire da dove provengono questi pennacchi d'acqua è molto importante per sapere se i futuri esploratori [robotici] di Europa potrebbero avere la possibilità di rilevare effettivamente la vita dallo spazio senza sondare [direttamente] l'oceano [sotterraneo]", ha detto l'autore principale Gregor Steinbrügge, ricercatore presso la Stanford's School of Earth, Energy & Environmental Sciences.

I ricercatori hanno concentrato le loro analisi su Manannán, un cratere di 29 chilometri di diametro, nato da un impatto con un altro oggetto celeste decine di milioni di anni fa.
Ragionando sul calore generato da questa enorme collisione, hanno modellato il modo in cui il ghiaccio sciolto e il successivo congelamento della sacca d'acqua all'interno del guscio ghiacciato avrebbero potuto pressurizzare e causare l'eruzione d'acqua.
"Il nostro modello fa previsioni specifiche che potremo testare utilizzando i dati del radar e altri strumenti su Europa Clipper",  ha detto il coautore Don Blankenship, ricercatore presso l'University of Texas Institute for Geophysics (UTIG) e ricercatore principale dello strumento radar, REASON (Radar for Europa Assessment and Sounding: Ocean to Near-surface), che volerà a bordo della prossima navicella spaziale della NASA.

Secondo la ricostruzione, quando una sacca di salamoia migrante ha raggiunto il centro del cratere di Manannán, si è bloccata ed ha iniziato a congelarsi, generando una pressione che alla fine ha provocato un pennacchio alto 1,6 chilometri. L'eruzione di questo geyser ha lasciato un segno distintivo: una caratteristica a forma di ragno sulla superficie di Europa che è stata osservata dalle immagini di Galileo ed incorporata nel modello dei ricercatori.
"Anche se i pennacchi generati dalla migrazione delle sacche di salamoia non fornirebbero una visione diretta dell'oceano, i nostri risultati suggeriscono che lo stesso guscio di ghiaccio di Europa è molto dinamico", ha detto l'altra autrice dello studio Joana Voigt.

Tuttavia, il team sottolinea che, le dimensioni relativamente piccole del pennacchio ipotizzato per Manannán indicano che i crateri da impatto probabilmente non possono spiegare la fonte di altri geyser più grandi che sono stati ipotizzati sulla base dei dati di Galileo e del telescopio spaziale Hubble. Ma "il processo potrebbe avvenire su altri corpi ghiacciati nel Sistema Solare, anche senza una collisione".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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