Scritto: Lunedì, 17 Agosto 2020 05:50 Ultima modifica: Lunedì, 17 Agosto 2020 08:01

Akatsuki: monitora una brusca perturbazione tra le nubi inferiori di Venere


Una discontinuità su scala planetaria sferza periodicamente la spessa coltre nuvolosa di Venere da almeno 35 anni. La gigantesca perturbazione è la prima nel suo genere osservata nel Sistema Solare.

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Una delle immagini del muro strisciante, riprese il 15 aprile 2016 in IR sul lato notturno di Venere, dalla sonda giapponese Akatsuki. Una delle immagini del muro strisciante, riprese il 15 aprile 2016 in IR sul lato notturno di Venere, dalla sonda giapponese Akatsuki. Crediti: Javier Peralta/JAXA-Planet C team

Assomiglia ad un muro strisciante e, secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, esiste almeno dal 1983
La discontinuità taglia i cieli nuvolosi di Venere, costituiti principalmente da anidride carbonica e nuvole di acido solforico, estendendosi fino a 7.500 chilometri, attraverso l'equatore, da 30º nord a 40º sud. Ad altitudini comprese tra 47,5 e 56,5 chilometri, solca il globo verso ovest in circa 4,9 giorni a circa 328 chilometri all'ora (muovendosi molto più velocemente dei venti a questo livello atmosferico che hanno un periodo di circa 6 giorni).

Venere: il muro strisciante interrompe gli schemi nuvolosi, come si vede dall'immagine a destra.

Venere: il muro strisciante interrompe gli schemi nuvolosi, come si vede dall'immagine a destra.
Crediti: avier Peralta/JAXA-Planet C team

Lo studio è stato condotto dall'agenzia spaziale giapponese JAXA che per prima, attraverso le immagini in infrarosso riprese sul lato notturno del pianeta dalla sonda Akatsuki, ha individuato quella che sembrava un'onda atmosferica ma di proporzioni planetarie Molte osservazioni di follow-up sono state condotte con i telescopi terrestri e lo stesso schema è stato ritrovato anche in foto scattate in passato, passate inosservato fin dal 1983.

Mentre altre nuvole giganti sono già state osservate nell'atmosfera di Venere, come l'onda stazionaria a forma di arco lunga 10.000 chilometri, questo modello è il primo candidato per un'onda planetaria trovata a basse altitudini.
La regione profonda dell'atmosfera in cui è stata scoperta la perturbazione è responsabile del dilagante effetto serra che trattiene il calore e mantiene la superficie ad una temperatura di 465 gradi Celsius. Onde di scala planetaria come questa potrebbero aiutare a stabilire un collegamento tra la superficie e la dinamica dell'atmosfera venusiana nel suo insieme, che, in una certa misura, è ancora un mistero.
"Poiché l'interruzione non può essere osservata nelle immagini ultraviolette che svelano la sommità delle nuvole fino a circa 70 chilometri di altezza, confermare la sua natura ondulatoria è di fondamentale importanza", ha affermato Javier Peralta dell'Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço (Portogallo), che ha guidato la ricerca. "Avremmo finalmente trovato un'onda che trasporta quantità di moto ed energia dall'atmosfera in profondità e si dissipa prima di arrivare in cima alle nuvole. Servirebbe, quindi, a depositare quantità di moto proprio al livello in cui osserviamo i venti più veloci che generano la super rotazione atmosferica".

Tuttavia, il meccanismo che ha innescato e mantiene vivo il fenomeno nel lungo periodo, con cicli di intensità variabile, è ancora sconosciuto, nonostante le simulazioni al computer tentino di imitarlo.
Gli autori suggeriscono che il muro strisciante possa essere una manifestazione fisica di un'onda atmosferica di tipo Kelvin, che si propaga e si blocca intorno all'equatore. Queste sono una classe di onde di gravità atmosferica che si presentano quando i diversi strati di un fluido sono in moto relativo gli uni rispetto agli altri e possono interagire con altri tipi di onde atmosferiche come quelle che si verificano naturalmente a seguito della rotazione del pianeta, le onde di Rossby.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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