Nel 1995 una coppia di scienziati annunciò la scoperta del primo pianeta extrasolare, un gigante gassoso in orbita attorno alla stella 51 Pegasi. Da allora gli esopianeti confermati sono diventati più di 4.000, tra questi alcuni sono rocciosi e potrebbero avere condizioni favorevoli alla vita. Nell'ultimo decennio, gli astronomi hanno fatto un grande sforzo per capire quali biosignature, ossia quali sostanze o fenomeni potessero essere rilevati ad anni luce di distanza e potessero essere utilizzati per confermare la presenta di vita extraterrestre. Tuttavia, secondo Adam Frank, professore di fisica e astronomia all'Università di Rochester, rilevare tecnosignature, cioè gli effetti che può generare un'evoluzione tecnologica, sarebbe ancora più semplice. Una sovvenzione NASA finanzierà il suo studio sulla ricerca delle tecno-firme.

Questa potrebbe essere la nuova frontiera della ricerca dell'intelligenza extraterrestre (SETI).
Il presupposto è intrigante e condivisibile, basta guarda quanto le attività umane sulla Terra hanno alterato e continuano a cambiare questo pianeta.
Secondo Frank, qualsiasi civiltà, per sua natura, dovrà trovare un modo per produrre energia e,"dopotutto, non ci sono così tante forme di energia nell'universo. Gli alieni non sono dei maghi".

Il team utilizzerà il finanziamento per identificare come cercare tecnologiche aliene simili alle nostre o molto più avanzate.
Il progetto inizierà prendendo in considerazione due diverse possibili tecnosignature:

  • Pannelli solari. Le stelle sono uno dei più potenti generatori di energia nell'universo. Sulla Terra, sfruttiamo l'energia della nostra stella, il Sole, quindi "l'uso dell'energia solare sarebbe una cosa abbastanza naturale da fare anche per altre civiltà", spiega Frank.
    Se un popolo utilizzasse molti pannelli solari, il pianeta avrebbe una certa firma spettrale .
  • Sostanze inquinanti. "Abbiamo fatto molta strada per capire come potremmo rilevare la vita su altri mondi dai gas presenti nelle atmosfere di quei mondi", ha affermato Jason Wright, professore di astronomia e astrofisica alla Penn State University. Sulla Terra, siamo in grado di rilevare sostanze chimiche nella nostra atmosfera dalla luce che esse assorbono. Il team si focalizzerà sulle sostanze artificiali come i cloroflourocarburi (CFC) che un tempo usavamo come refrigeranti.

Le informazioni saranno raccolte in una biblioteca online di tecnosignature che gli astrofisici potranno consultare come strumento comparativo.