Scritto: Giovedì, 11 Giugno 2020 08:27 Ultima modifica: Giovedì, 11 Giugno 2020 16:58

Allarme ritardato per 2020 LD


Un nuovo oggetto NEO di grandi dimensioni è passato in zona 'cislunare' senza preavviso, Venerdi scorso; stavolta però la colpa è stata delle avverse condizioni osservative.

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Orbita e posizione odierna di 2020 LD nel sistema solare interno Orbita e posizione odierna di 2020 LD nel sistema solare interno Credits: MPC/IAU

 Due mesi fa parlammo di una incredibile sequenza di passaggi estremamente ravvicinati in meno di 5 giorni, da parte di quattro oggetti di dimensioni piuttosto ridotte (sotto i 20 metri di diametro); il più insidioso di essi, 2020 FB7, pur essendo teoricamente ben visibile ai telescopi con parecchie ore di anticipo, era sfuggito alle "survey" più o meno automatiche fino a soli 27 minuti prima del massimo avvicinamento! Ancor più clamoroso era stato, quasi un anno fa, il passaggio altrettanto ravvicinato di 2019 OK, stavolta avvistato con largo anticipo (quasi un mese) ma inizialmente scambiato per un asteroide lontano nella fascia principale o addirittura per una cometa; la sua insidiosa traiettoria venne compresa solo poche ore prima dal massimo avvicinamento a 71350 km dal centro della Terra. Essendo un NEO di magnitudine H=23,3, il suo diametro probabile era circa 80 metri e, in base alle simulazioni, in caso di impatto con il nostro pianeta avrebbe facilmente raggiunto il terreno scavando un cratere di oltre 1 km diametro e causando potenzialmente anche migliaia di vittime.

 La settimana scorsa la storia si è in parte ripetuta ma con toni meno drammatici e, stavolta, la sua tardiva identificazione è stata il prodotto di una serie di congiunture naturali sfavorevoli più che di errori umani. Alle 10:24 ora italiana del 5 giugno, infatti, l'oggetto 2020 LD è passato molto più lontano, a 306720(±870) km dalla Terra, ovvero l'80% della distanza Terra-Luna. Si tratta comunque di un oggetto insolitamente grande tra quelli che passano a distanze sub-lunari, con magnitudine assoluta H=22,4 e diametro stimato attorno ai 120 metri; in effetti, rientra quasi nella categoria PHA e, se andiamo a guardare negli annali, negli ultimi 20 anni soltanto altri 2 oggetti di dimensioni simili o maggiori sono passati a meno di una distanza lunare! Eppure, nonostante fosse più grande di 2019 OK, è stato scoperto solo 2 giorni dopo il massimo avvicinamento e i suoi elementi orbitali sono apparsi nella lista CNEOS altri 2 giorni dopo, quando ormai si era decisamente allontanato e indebolito. L'inquietante mistero è presto spiegato: guardando le "effemeridi", ovvero la posizione apparente nel cielo nel tempo, fino a poche ore prima del suo passaggio ravvicinato esso risultava prospetticamente vicino al Sole, circa 16° da esso, ed era quindi anche "in controluce" ovvero debole (oltre la 25a magnitudine apparente). Subito dopo il massimo avvicinamento, invece, il cosiddetto "angolo di fase" tra i raggi solari e la direzione di vista è sceso sotto i 90° e la magnitudine apparente è crollata poco sotto la dodicesima, per poi ricominciare a salire lentamente; purtroppo, però, in quelle ore nessuno osservava quella regione di cielo e, soprattutto, la fase di plenilunio impediva di fare osservazioni da Terra con sufficiente sensibilità. Perciò l'oggetto è stato inquadrato dai sensori dell'osservatorio ATLAS di Mauna-Loa solo a metà del giorno 7, quando era vicino alla magnitudine 16 e si trovava già a 5 milioni di km, nella costellazione della Bilancia [ricordiamo che ATLAS è costituito da una coppia di telescopi robotizzati situati nelle isole Hawaii, finanziati dalla NASA e costruiti proprio allo scopo di monitorare oggetti potenzialmente pericolosi nelle immediate vicinanze della Terra]. 

 Poche ore dopo, altre osservazioni sono state effettuate dall'Australia (iTelescope Observatory di Siding Spring) e, in serata, si è aggiunto l'osservatorio "Galileo Galilei" di Oro Verde, Argentina. Adesso sia il JPL della NASA che il Minor Planet Center di IAU riportano i seguenti dati orbitali basati su 78 osservazioni nell'arco di 3 giorni:

2020 LD elements

Credits: MPEC/IAU - Processing: Marco Di Lorenzo 

 Come illustrato anche nella figura d'apertura, l'asteroide ha un'orbita decisamente eccentrica che lo porta ad oscillare tra la fascia principale degli asteroidi (suo probabile luogo d'origine) e l'interno dell'orbita di Mercurio. Una caratteristica davvero notevole di questo asteroide è che la sua orbita allungata ma con bassa inclinazione sull'eclittica interseca quella di TUTTI i pianeti del sistema solare interno e quindi ha frequenti incontri molto ravvicinati con Mercurio, Venere, Terra e Marte! Questo è illustrato nella seconda tabella qui sopra, dove sono riportate le distanze minime (MOID) tra la traiettoria di 2020 LD e le orbite dei vari pianeti; per i primi tre pianeti, peraltro, tali distanze sono molto simili (tutte intorno a 2 milioni di km). Ad esempio, nel 2017 e 2018 ci sono stati incontri ravvicinati con Mercurio e Venere mentre nel 2025 passerà vicino a Marte.

 E' da sottolineare che tale situazione tende a cambiare nel tempo perché le orbite degli asteroidi variano, soprattutto a seguito di incontri molto ravvicinati con i pianeti. Quanto alla possibilità di riuscire a rivelare, in futuro, anche questo tipo di oggetti provenienti da direzioni prospetticamente vicine al Sole o che si avvicinano a noi durante il plenilunio, l'unica vera soluzione è quella di un osservatorio nello spazio, possibilmente nei pressi del punto di librazione lagrangiano L1. Ne abbiamo già parlato in un vecchio articolo e tornerò in futuro su questo personale progetto.

 Una considerazione finale, che non vuole essere "catastrofismo" fine a se stesso ma serve a rendere una idea dei danni che è capace di causare un simile asteroide, pur essendo di stretta misura al di sotto della categoria PHA. Assumendo un diametro nominale di 120 metri, una densità tipica di un asteroide di tipo roccioso (2500 kg/m3) e impostando la elevata velocità di avvicinamento di 27,1 km/s, si sarebbe sviluppata una energia di 230 Megaton, di cui 90 Mton al suolo (maggiore del più potente ordigno nucleare). Avrebbe devastato un territorio grande quanto una città come Roma, scavando un cratere largo oltre 2,5 km e profondo quasi 600 metri (più del doppio del celebre cratere Barringer in Arizona)...

 

Riferimenti:

https://ssd.jpl.nasa.gov

https://www.minorplanetcenter.net

https://impact.ese.ic.ac.uk/ImpactEarth/

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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