Scritto: Sabato, 30 Maggio 2020 07:52 Ultima modifica: Sabato, 30 Maggio 2020 08:58

La NASA ha veramente trovato le prove di un universo parallelo?


Strane particelle osservate da un esperimento in Antartide potrebbero essere la prova di una realtà alternativa.
La notizia è diventata virale qualche giorno fa ma come stanno realmente le cose?

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La NASA ha veramente trovato le prove di un universo parallelo? Crediti: NASA

Secondo il report pubblicato da New Scientist l'8 aprile scorso, Peter Gorham ed il suo team avrebbero trovato delle particelle insolite nell'ambito dell'esperimento Antarctic Impulsive Transient Antenna (ANITA). Alcune spiegazioni per questi segnali anomali potrebbero coinvolgere la fisica esotica. In particolare, nell'articolo si fa riferimento ad uno studio del 2018 del fisico Luis A. Anchordoqui, basato sul concetto di "universo simmetrico". Questo ha però generato confusione e troppa sintesi giornalistica che, come risultato, ha automaticamente associato i risultati di ANITA alla scoperta di un universo parallelo.

Ma andiamo con ordine e facciamo un passo alla volta.

L'esperimento ANITA

 Anche se non possiamo vederli, viviamo circondati dai neutrini. Queste minuscole particelle cosmiche (sub-atomiche) ad alta energia quasi non hanno massa e sono spesso definite "spettrali" perché interagiscono molto debolmente con la materiale tanto da poter viaggiare attraverso gli ambienti più estremi, come stelle, pianeti e intere galassie, mantenendo la loro struttura invariata. Probabilmente nessuno è ancora in grado di elencare tutte le caratteristiche bizzarre che hanno. Gli scienziati ritengono che rintracciare i neutrini alla fonte possa far luce sulle loro origini e migliorare la comprensione dei raggi cosmici, le particelle altamente energetiche che, dallo spazio, bombardano la Terra in ogni direzione. Questi sono per lo più costituiti da protoni o nuclei atomici e provengo da qualche parte nell'Universo che si sta comportando in modo molto simile all'acceleratore di particelle LHC vicino a Ginevra, ma con energie enormemente più alte (anche milioni di volte). Quando colpiscono l'atmosfera terrestre interagiscono con i nuclei atomici degli elementi che la compongono, producendo una doccia (shower) di particelle secondarie, elettroni, muoni, fotoni e neutrini. Tuttavia, questi ultimi sono difficili da trovare e da rilevare perché, come abbiamo detto, interagiscono poco con l'ambiente circostante. Ma con il ghiaccio hanno un rapporto diverso.

 Nel 2018, IceCube Neutrino Detector, un rivelatore di neutrini costruito al Polo Sud, aveva rilevato un neutrino cosmico proveniente da un blazar, ossia da una galassia attiva con un buco nero supermassiccio al centro, distante 4,5 miliardi di anni luce da noi. L'esperimento monitora il cielo e rileva circa 200 neutrini al giorno ma la maggior parte sono a bassa energia, nati dall'interazione dei raggi cosmici con l'atmosfera terrestre. Una porzione di essi, tuttavia, proviene dal basso e quindi si tratta di neutrini "originali" prodotti direttamente da sorgenti astrofisiche e che attraversano il nostro pianeta prima di interagire con il ghiaccio attorno ai rivelatori.

 Questo non è, però, l'unico osservatorio che lavora in Antartide: mentre IceCube è sepolto nei ghiacci, ANITA è un gigantesco pallone di elio pieno di antenne che sorvola in alta quota il paesaggio ghiacciato, da una prospettiva completamente diversa.

 Secondo le previsioni, quando una particella ad alta energia interagisce in un mezzo solido come il ghiaccio, crea una pioggia secondaria di particelle nota come cascata elettromagnetica. Questo effetto genera un "mini-fulmine" all'interno del materiale con cui interagisce, conosciuta come radiazione di Cherenkov. Ma Gurgen Askaryan, il russo-armeno che predisse tali comportamenti, si rese conto che oltre alla luce blu del fulmine, si sarebbe verificata anche un'esplosione di emissioni radio. Nel 2001, Gorham e colleghi riuscirono a misurarla in laboratorio per la prima volta, dimostrando che la teoria di Askaryan del '62 era corretta. Dato che le onde radio si propagano meglio nel ghiaccio freddo rispetto alla luce, ANITA è stato il passo logico successivo.

 I voli dell'esperimento duravano circa un mese ciascuno, il primo nel 2006 e l'ultimo nel tardo 2016. Ogni volta che il pallone tornava a Terra, non c'era nulla nella sua collezione di dati che restituisse evidenze di neutrini nella loro definizione tradizionale ma, dopo un'ulteriore analisi, il team si rese conto che c'era comunque qualcosa di eccitante nel rumore di fondo. ANITA aveva rilevato per due volte fontane di particelle ad alta energia provenienti dal ghiaccio, una specie di pioggia capovolta di raggi cosmici secondari.

 Ci sono essenzialmente tre tipi di neutrini: elettronici, muonici e tau. Questi ultimi hanno una vita breve ma, quando decadono ad alte energie, producono un altro neutrino tau in una sorta di auto-rigenerazione. Ciò significa che hanno maggiori probabilità di attraversare la materia rispetto ad altri neutrini. Se il decadimento si verifica nell'atmosfera, si crea una cascata di particelle simile a quella dei raggi cosmici. ANITA aveva la possibilità di guardare questi fenomeni da una prospettiva unica perché osservava il raggio cosmico nella stessa direzione da cui esso proveniva, cioè dall'alto verso il basso. Tuttavia, durante le anomalie, i dati mostravano quella che poteva sembrare un'eruzione di una particella ad alta energia in direzione opposta, che risaliva attraverso il ghiaccio. 

 I neutrini a bassa energia potrebbero attraversare il nostro pianeta incolumi ma i neutrini ad alta energia sperimenterebbero un arresto maggiore e non potrebbero sbucare dal ghiaccio. A meno che non si tratti di un neutrino tau, in grado di "riprodursi" lungo il percorso. Ma la spiegazione non convive gli scienziati: un neutrino tau potrebbe realmente rigenerarsi e dalle profondità della Terra arrivare a sbucare dal paesaggio ghiacciato dell'Antartide?

  A confondere ancora di più le idee si è aggiunto IceCube, che ha dato seguito agli esperimenti di ANITA e, nonostante avesse una sensibilità maggiore, finora non ha mai visto nulla di insolito.
"È chiaro che questi eventi non possono essere neutrini che hanno attraversato la Terra e in qualche modo siano sfuggiti al rilevamento di IceCube", ha dichiarato Francis Halzen, investigatore principale dell'esperimento e professore all'Università del Wisconsin-Madison. Secondo Gorham è normale che ci siano discrepanze tra ANITA e IceCube perché "sono rivelatori molto diversi che usano metodi diversi. In fisica, questa è una buona cosa perché è fantastico affrontare un problema da angolazioni diverse. A volte, è il modo in cui ottieni la migliore visione di qualcosa". Di fatto, le particelle anomale devono ancora trovare una spiegazione.

Altre interpretazioni

 "La NASA ed il team di Gorham non credono che i dati raccolti siano la prova di un universo parallelo", ha dichiarato l'Agenzia. "La NASA si affida al processo di revisione tra pari nella comunità scientifica attraverso riviste e pubblicazioni. I tabloid hanno collegato in modo fuorviante il lavoro sperimentale della NASA e Gorham, che ha identificato alcune anomalie nei dati, a una teoria proposta da fisici esterni non collegati al lavoro. Gorham ritiene che ci sono spiegazioni più plausibili e più facili alle anomalie".

 In base alle teorie esotiche di Luis A. Anchordoqui, professore nel dipartimento di fisica ed astronomia del Lehman College, queste entità sarebbero possibili in un anti-universo, un universo parallelo dominato dall'antimateria, che si estende indietro nel tempo dal Big Bang e con proprietà spaziali invertite rispetto a quelle del nostro Universo, obbedendo alla simmetria fondamentale della carica, della parità e del tempo (CPT) su scala più grande 

 Tuttavia, Gorham ha detto: "abbiamo riscontrato un piccolo numero di anomalie nei nostri dati e una volta esaurite tutte le possibili spiegazioni all'interno del Modello standard di fisica, solo allora è il momento di considera altre idee che si spingono oltre quei confini ma non siamo ancora veramente a quel punto, certamente non nel punto in cui sono necessari universi paralleli!".

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Read 329 times Ultima modifica Sabato, 30 Maggio 2020 08:58
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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