Le immagini infrarosse di Gemini completano le osservazioni ottiche ed ultraviolette di Hubble e quelle radio della sonda Juno.
"Abbiamo usato una tecnica molto potente chiamata lucky imaging [Imaging Fortunato] con la quale si ottiene un gran numero di foto con esposizioni brevi e tra queste, si prendono solo le più nitide, scattate quando l'atmosfera della Terra è rimasta brevemente stabile. In questo caso abbiamo ottenuto alcune delle immagini in infrarossi più nitide di Giove mai riprese dalla Terra. Queste foto competono con quelle scattate dallo spazio", ha spiegato Michael Wong di UC Berkeley.

Il mosaico in apertura, ad esempio, è stato ricavato da da un set di 38 esposizioni per nove puntamenti, di cui il team ne ha selezionato un 10%. Ogni frame è stato poi impilato per ottenere una vista ancora più dettagliata e nitida.
Anche se ogni scatto è durato solo pochi secondi, l'intera sequenza ha richiesto minuti, durante i quali le caratteristiche nuvolose di Giove hanno ruotato sensibilmente sul disco del pianeta. Queste, pertanto, sono state accuratamente allineate prima di ogni sovrapposizione e composizione.

Le immagini di Gemini mostrano che i fulmini ed alcune delle più grandi tempeste che li generano, si formano dentro ed intorno a grandi cellule convettive sopra alle profonde nuvole di acqua ghiacciata e liquida del pianeta. Le nuove osservazioni confermano anche che le macchie scure nella famosa Grande Macchia Rossa non sono variazione cromatiche ma lacune nella copertura nuvolosa.

grande macchia rossa varie sonde

La Grande Macchia Rossa riprese da Juno, Hubble e Gemini.
Crediti: NASA, ESA, and M.H. Wong (UC Berkeley) and team / Elisabetta Bonora

In queste foto, la luce infrarossa a lunghezza d'onda più lunga può passare attraverso la sottile foschia ma viene bloccata dalle nuvole più spesse. Così si crea uno strano effetto in cui in cui gli strati caldi e profondi si accendono e brillano attraverso gli spiragli della coltre nuvolosa.

Le scoperte sono state pubblicate sul The Astrophysical Journal.