Bonnie Teece della University of New South Wales, in collaborazione con scienziati della Macquarie University e dell'Università del Missouri, ha replicato gli esperimenti che il prossimo esploratore robotico americano utilizzerà sul Pianeta Rosso per selezionare le rocce da analizzare alla ricerca di biomarcatori, ossia molecole presenti in natura che indicano prove di vita microbica.

Il test è avvenuto nel territorio Flinders Ranges, un'area dell'Australia meridionale, asciutta, polverosa e ventosa proprio come Marte.
I risultato sono stati pubblicati sulla rivista Astrobiology.

"Se hai semplicemente una prova, questa potrebbe non essere reale ma un artefatto di contaminazione o sembrare vita mentre non lo è", ha spiegato Teece. "Questo è il motivo per cui è così importante che il rover abbia un payload diversificato di strumenti in grado di indagare e sondare i sedimenti in diversi modi su Marte per cercare i migliori candidati alla vita".
Come abbiamo visto, Perseverance è dotato di una suite davvero tecnologica i cui fiori all'occhiello sono sicuramente la fotocamera con zoom MASTCAM-Z; PIXL che utilizza la litochimica a raggi X per rivelare la composizione elementare dei campioni  di terreno e SHERLOC, che scansionerà l'ambiente mediante spettroscopia alla ricerca di composti organici e biosignature. Ma questi strumenti saranno davvero efficaci?

Il team guidato da Teece ha dimostrato che, usando gli stessi metodi di analisi, è riuscito a distinguere efficacemente i campioni di roccia più degradata dai migliori candidati che avrebbero potuto ospitare composti organici ancora intatti.
"Sostanzialmente, siamo stati in grado di dire quanto si sono riscaldate le rocce nella loro storia".
"Quando i sedimenti vengono sepolti e litificati per diventare rocce, vengono riscaldati perché l'interno della Terra è caldo - per circa ogni chilometro sotto la superficie, la temperatura aumenta di 25° C. Questo calore distrugge anche i composti organici, quindi conoscere la temperatura massima raggiunta della roccia [durante il processo di formazione], è essenziale per la ricerca di sostanze organiche ".

"Nel complesso, siamo stati in grado di raccogliere un ragionevole livello di dettaglio sui campioni e siamo stati in grado di determinare quali avevano più probabilità di contenere composti organici fossilizzati, dimostrando che l'uso combinato di queste tecniche è efficace nella ricerca di prove di sostanze organiche".
"Ciò che è interessante è che abbiamo trovato segni dell'antica vita microbica del periodo Cambriano, cioè l'era in cui gli animali si sono evoluti per la prima volta sulla Terra. Abbiamo trovato biomarcatori, abbiamo trovato composti organici e abbiamo trovato fossili e minerali fisici associati alla biologia sulla Terra".

Ma su Marte sarà facile come sulla Terra?
Decisamente no. Sul Pianeta Rosso, infatti, ci sono molti processi, come la sabbiatura, i raggi UV e cosmici, che potenzialmente potrebbero aver cancellato ogni traccia ed, in definitiva, come è accaduto fino ad oggi, Perseverance potrebbe trovare solo delle evidenze che saranno più simili a congetture che a prove concrete. Ma incrociamo le dita!