A 6 settimane dallo scioccante incontro con 2019 OK, un oggetto NEO decisamente grande e pericoloso che il 25 luglio è passato a 71350 km dalla Terra con un preavviso minimo, la sera del 5 Settembre siamo stati nuovamente sfiorati da un asteroide senza alcun preavviso. Stavolta si tratta di un oggetto 8 volte più piccolo e presumibilmente innocuo, ma la distanza minima è stata la metà di quella già ridotta del suo precedessore.

 Ribattezzato 2019 RP1, è stato avvistato per la prima volta dal "solito" telescopio del Catalina Sky Survey in Arizona, intorno alle 6 UT del giorno 6; l'oggetto, immortalato su 7 riprese su un arco temporale di 71 minuti, mostrava una magnitudine apparente intorno a 17,5 ed aveva appena attraversato l'equatore celeste, nella costellazione dell'Acquario; si muoveva rapidamente verso ENE, alla notevole velocità di 23 secondi d'arco al minuto. Passate 2,5 ore, è stato fotografato anche dall'osservatorio di Magdalena Ridge a Socorro (New Mexico) e poi da diversi altri siti, compreso l'osservatorio friulano di Farra d'Isonzo. L'ultimo avvistamento, a quasi 24 ore dal primo, è di nuovo avvenuto negli Stati Uniti e precisamente all'osservatorio di Mc Donald a Fort Davis, Texas; in quel momento, l'asteroide era diventato una insignificante stellina di magnitudine 20.5 ed è stato poi perso definitivamente.

2019 RP1 orbit

Orbita di 2019 RP1 nel Sistema Solare interno - Credits: http://astro.vanbuitenen.nl/

 L'analisi delle 28 osservazioni effettuate da 8 diversi siti ha mostrato che l'asteroide si muove su un'orbita decisamente allungata e inclinata che lo porta ben dentro l'orbita di Mercurio e oltre quella di Marte, come si vede nel diagramma qui sopra; a causa del breve arco temporale, i parametri relativi non sono molto precisi (ad esempio, il semiasse maggiore ha una incertezza di 120mila km e il periodo di rivoluzione circa 11 ore). Questo compromette la nostra capacità di prevedere con esattezza i futuri incontri: quando tornerà a farci visita nel 2028, infatti, la traiettoria nominale passerà a 24 milioni di km da noi ma c'è una piccola possibilità che possa passare di nuovo molto vicino, a soli 540mila km o anche meno; in ogni caso, un possibile impatto sembra da escludersi e comunque, con quel diametro, causerebbe solo un bolide molto luminoso senza pericoli per la popolazione.

2019 RP1 plots

Andamenti della magnitudine apparente (blu) e della elongazione dal Sole (rosso) di 2019 RP1; la zona nel rettangolo giallo, intorno al momento del massimo avvicinamento, è quella ingrandita in basso - Data source: Horizons/SSD/JPL/<NASA - Processing/Plots: Marco Di Lorenzo

 Il motivo per cui non è stato avvistato prima del massimo avvicinamento è evidente guardando questi diagrammi, dal momento che l'asteroide proveniva dalla regione interna della sua orbita e risultava prospetticamente vicino al Sole, a circa 26° da esso (la cosiddetta elongazione); questa situazione geometrica sfavorevole, tra l'altro, ne determinava anche l'estrema debolezza poiché era illuminato "in controluce" e la magnitudine apparente cadeva oltre la trentesima fino ai primi giorni di Settembre e comunque sopra la venticinquesima fino a mezz'ora prima del massimo avvicinamento; perciò, sarebbe risultato comunque invisibile anche ad un ipotetico telescopio spaziale opportunamente schermato per vedere quelle regioni...

closer 190908

  Nella graduatoria degli ultimi 12 mesi, si tratta del settimo passaggio più ravvicinato ma è l'unico con un oggetto così grande entro una decina di raggi terrestri (gli altri "close-approacher" hanno diametri stimati tra 1,3 e 6 metri). Tutto questo è mostrato nella graduatoria qui sopra, tratta naturalmente dalla rubrica NeoNews alla quale si rimanda sempre per ulteriori dettagli ed aggiornamenti.