Scritto: Venerdì, 19 Aprile 2013 06:04 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15

Le impronte digitali dei pianeti extrasolari


Gli scienziati hanno raccolto le informazioni sulla chimica di quattro grandi pianeti extrasolari, spulciando tra la luce accecante della loro stella madre, un po' come prendere delle vere e proprie impronte digitali

I pianeti analizzati orbitano intorno a HR 8799 una stella cinque volte più luminosa del nostro Sole che si trova a 128 anni luce dalla Terra.

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HR879 - system

Credit: American Museum of Natural History

Gli scienziati hanno raccolto le informazioni sulla chimica di quattro grandi pianeti extrasolari, spulciando tra la luce accecante della loro stella madre, un po' come prendere delle vere e proprie impronte digitali.

I pianeti analizzati orbitano intorno a HR 8799 una stella cinque volte più luminosa del nostro Sole che si trova a 128 anni luce dalla Terra.

"Questi pianeti rossi e caldi sono differenti da qualsiasi altro oggetto conosciuto nell'Universo", spiega l'astronomo Ben Oppenheimer, presidente del Dipartimento di Astrofisica presso l'American Museum of Natural History a New York City.
"Tutti e quattro i pianeti hanno spettri diversi e tutti e quattro sono peculiari. I teorici hanno un molto di lavoro da fare ora".

I quattro pianeti sono più grandi di Giove: con temperature pari a 727° Celsius, sono considerati appena tiepidi. Gli astronomi si aspettavano di trovare ammoniaca e metano nelle loro atmosfere e così è stato, mentre non hanno rilevato una combinazione dei due. Questi mondi sono anche più rossi del previsto e ciò potrebbe dipendere da una copertura nuvolosa irregolare.

Il team ha filtrato la luce brillante della stella HR 8799 utilizzando un sistema avanzato di imaging del Palomar Observatory in California, chiamato Project 1640. La tecnica utilizzata potrebbe essere un punto di riferimento per lo studio di mondi oltre il nostro Sistema Solare.

"Nel 19° secolo si pensava impossibile conoscere la composizione delle stelle ma l'invenzione della spettroscopia astronomica ha rivelato informazioni dettagliate su stelle vicine e lontane galassie", spiega Charles Beichman, direttore esecutivo del NASA Exoplanet Science Institute al California Institute of Technology di Pasadena, California.

"Ora, con Project 1640, stiamo cominciando a trasformare questo strumento per la ricerca dei pianeti extrasolari vicini e per conoscere la composizione, la temperatura e le altre caratteristiche delle loro atmosfere".

La spettroscopia può essere utilizzata per studiare le atmosfere degli esopianeti perché ogni prodotto chimico assorbe la luce in modo diverso, lasciando una firma unica nello spettro.

"Gli astronomi sono ora in grado di monitorare i cieli nuvolosi sui pianeti extrasolari, e per la prima volta, hanno fatto tali osservazioni per quattro pianeti in una volta sola", sottolinea Maria Womack della National Science Foundation. "Questa nuova capacità permette agli astronomi di oggi fare comparazioni come tracciare le atmosfere e forse anche i modelli climatici, di altri pianeti".

Letto: 1865 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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