Scritto: Mercoledì, 17 Luglio 2019 11:42 Ultima modifica: Venerdì, 19 Luglio 2019 05:30

Rassicurazioni dall'ESA: 2006 QV89 non ci colpirà!


Per la prima volta, la mancata osservazione di un oggetto viene usata per stabilire che non c'è pericolo di collisione, il prossimo 9 Settembre.

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L'immagine che, non mostrando l'asteroide, lo ha di fatto "scagionato" dal rischio di venirci addosso tra meno di 2 mesi. L'immagine che, non mostrando l'asteroide, lo ha di fatto "scagionato" dal rischio di venirci addosso tra meno di 2 mesi. Credits: ESO/O.Hainaut/ESA - Processing: Marco Di Lorenzo

 Dell'asteroide 2006 QV89 (di seguito indicato come QV89 per brevità) avevamo parlato di recente, nella rubrica NeoNews; questo asteroide, scoperto 13 anni fa e osservato solo in quella occasione per un breve arco temporale di 10 giorni, continua ad apparire nella lista NASA/JPL dei potenziali impatti come uno dei più insidiosi; infatti, il primo evento ad esso associato (che è anche di gran lunga il più significativo) è ormai vicinissimo nel tempo, meno di 2 mesi da oggi! A dimostrarlo, di seguito è riportata la classifica dei 20 "Impatti Virtuali" più significativi secondo il sito cneos, aggiornata a stamattina; QV89 campeggia al secondo posto per valore sulla scala di Palermo, peraltro superato solo da un evento estremamente remoto nel tempo (nel ventinovesimo secolo) che quindi non desta alcuna immediata preoccupazione. Ci sono altri due potenziali impatti previsti entro la fine di quest'anno (evidenziati da un colore giallo-salmone) ma, pur essendo potenzialmente più energetici e distruttivi, sono molto meno probabili e quindi appaiono più in basso nella lista:

QV89 list

Parte alta della classifica cneos degli "Impatti Virtuali", aggiornata alla mattina del 17 luglio, con limite inferiore H=26 sulla magnitudine assoluta dell'asteroide associato - Source: cneos/JPL/MPC/NASA - Processing: Marco DI Lorenzo

 L'allarme destato è stato notevole, tanto che un nostro affezionato lettore (Claudio Vantaggiato) ha realizzato un bel video sull'argomento. La probabilità di impatto, in effetti, risultava alta rispetto ad altri potenziali eventi: una su 9000 secondo il JPL e addirittura una su 7300 secondo i calcoli sul sito italiano NeoDys. Queste probabilità sono conseguenza dell'incertezza sull'orbita e la speranza era di ri-scoprire l'oggetto nelle prossime settimane, per definirne meglio la traiettoria prima della cruciale data dell'impatto che, ironia del destino, risultava anche una data piuttosto cabalistica: il 9/9/2019 (per di più alle 9 ora italiana!). Tuttavia, va sottolineato che non si sapeva neanche dove guardare esattamente, perché il "Condition Code" pari a 6 implica che, passati 13 anni dall'ultima osservazione, la posizione apparente (o anomalia) lungo l'orbita potrebbe differire anche di qualche grado da quella prevista!

 Data la lontananza e quindi l'elevata magnitudine apparente di QV89, si sarebbe dovuto dedicare un telescopio di dimensioni medio-grandi per cercarlo a tappeto su una enorme regione di cielo, ampia almeno qualche decina di gradi quadrati. Ecco dunque il colpo di genio: perché non concentrarsi solo sulla regione di cielo in cui dovrebbe apparire QV89 nel caso in cui fosse davvero su una traiettoria di collisione con la Terra? Questa strategia prende in considerazione solo le poche soluzioni che, partendo da elementi orbitali molto particolari (comunque compatibili con le osservazioni del 2006), portano a predire un impatto; esse sono solo un piccolo sottoinsieme di tutte le possibili traiettorie. Una strategia simile a questa, in fondo, è stata seguita anche per identificare l'obiettivo secondario della missione New Horizons: non potendo usare il telescopio Hubble per troppo tempo, nel 2014 ci si concentrò solo su quelle regioni in cui un eventuale oggetto KBO sarebbe dovuto passare per poi incrociare la traiettoria della sonda, a distanza di 4-5 anni; venne così scoperto e selezionato Ultima Thule.

 Arriviamo così all'immagine di apertura, ripresa nientemeno che da uno dei quattro telescopi VLT dell'ESO il 4-5 luglio, nell'ambito di una collaborazione stabilita tra questo osservatorio e l'ESA proprio per sorvegliare asteroidi potenzialmente pericolosi. In realtà si tratta, come spesso succede in questi casi, della differenza tra due immagini riprese in epoche diverse, per eliminare il contributo delle "stelle fisse" ed evidenziare eventuali "intrusi". Le tre croci rosse identificano un segmento lungo il quale si sarebbe dovuto trovare il nostro QV89, nell'ipotesi di una rotta di collisione effettiva. Invece il risultato è negativo, anche nell'ipotesi che l'asteroide fosse stato di pochi metri di diametro, invece dei 30 stimati (ovvero circa 5 magnitudini più debole, grazie alla "profondità" della ripresa).

2006 QV89 orbit 2

Orbita di 2006 QV89, in gran parte tra quelle di Marte e Terra - Credit: ESA - Processing: Marco Di Lorenzo 

 Va detto che, probabilmente, anche se fosse davvero avvenuto l'impatto non avrebbe comunque causato danni su grande scala o vittime: le dimensioni contenute, unite alla bassa velocità relativa, lo avrebbero reso solo un pò più energetico del celebre bolide di Chelyabinsk del 2013; come avvenne in quel caso, QV89 si sarebbe disintegrato nella stratosfera, liberando una energia dell'ordine di 700 chilotoni e generando un'onda d'urto in grado di rompere vetrate ma non di abbattere edifici; eventualmente, frammenti di dimensioni contenute avrebbero raggiunto il suolo con una velocità relativamente bassa (inferiore ai 200 km/h), senza scavare un vero cratere.

 A questo punto, scampato il pericolo, c'è da sperare di riuscire comunque a beccare l'asteroide tra un paio di mesi, magari mentre ci passerà accanto (nominalmente a 6 milioni di km di distanza, il 23 settembre), prima di venire inghiottito nel chiarore solare.

 

Riferimenti:
http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Safety/ESA_confirms_asteroid_will_miss_Earth_in_2019
http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Safety/Risky_asteroids

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Read 437 times Ultima modifica Venerdì, 19 Luglio 2019 05:30
Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

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