Scritto: Domenica, 17 Marzo 2013 12:59 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15

Vita extraterrestre: trovati antichi fossili all'interno di un meteorite caduto nello Sri Lankan


In base ad un report pubblicato sul sito arxiv.org, strutture simili ad alghe fossili sarebbero state scoperte all'interno di alcuni frammenti di un meteorite precipitato nello Sri Lankan: secondo gli astrobiologi, una chiara prova di panspermia e del fatto che la vita esiste in tutto l'Universo.

Il 29 dicembre 2012 una palla di fuoco illuminò il cielo della provincia di Polonnaruwa nello Sri Lankan e i testimoni riferirono di aver visto diversi frammenti raggiungere il suolo. La gente del posto aveva anche segnalato un forte odore di catrame o asfalto

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Polonnaruwa meteorite

Source and credit: arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1303/1303.1845.pdf

In base ad un report pubblicato sul sito arxiv.org, strutture simili ad alghe fossili sarebbero state scoperte all'interno di alcuni frammenti di un meteorite precipitato nello Sri Lankan: secondo gli astrobiologi, una chiara prova di panspermia e del fatto che la vita esiste in tutto l'Universo.

Il 29 dicembre 2012 una palla di fuoco illuminò il cielo della provincia di Polonnaruwa nello Sri Lankan: i testimoni riferirono di aver visto diversi frammenti raggiungere il suolo e di aver percepito un forte odore di catrame o asfalto

Nei giorni successivi, la polizia locale raccolse diversi reperti, inviandoli poi, allo Sri Lankan Medical Research Institute del Ministero della Salute a Colombo. Dopo aver notato caratteristiche curiose all'interno delle pietre, i funzionari avrebbero trasmesso i campioni ad un team di astrobiologi della Cardiff University, nel Regno Unito, per ulteriori analisi.

I risultati di questi test sono stati pubblicati l'11 marzo sul sito arxiv.org: all'interno dei frammenti sarebbero fossilizzate strutture biologiche, fuse nella matrice delle rocce, escludendo qualsiasi contaminazione terrestre.

In tutto, Jamie Wallis e colleghi hanno ricevuto 628 campioni raccolti nei campi di riso della regione di Polonnaruwa.

Il team ha misurato i diversi elementi per valutarne la possibile origine: i bassi livelli di azoto ed il fatto che queste strutture siano contenute all'interno delle rocce, sarebbero un ulteriore prova della loro origine extraterrestre.

Lo studio ipotizza che si sia trattato di un bolide con una massa inferiore ai 100 chilogrammi, esploso in atmosfera ad una quota di circa 10 chilometri.
L'esame iniziale ha indicato una roccia disomogenea e scarsamente compatta con una densità inferiore ad un grammo per centimetro cubo.
La pietra era prevalentemente nera / grigio scuro anche se il colore potrebbe essere legato alla fusione della crosta avvenuta durante l'ingresso in atmosfera.
Le analisi indicano un contenuto medio di carbonio tra l'1% e il 4% e un alto peso molecolare di composti organici, suggerendo una "condrite carboniosa non raggruppata".

I risultati più sorprendenti si basano tuttavia sulle immagini ottenute al microscopio elettronico Environmental Scanning Electron Microscope presso l'University School of Earth and Ocean Sciences, che mostrerebbero un insieme di microfossili di un tipo estinto di alghe marine, le dinoflagellate

In una delle foto, si vedrebbero flagelli ben conservati di 2 micrometri di diametro e 100 di lunghezza. Strutture, queste, un po' diverse per gli standard terrestri: secondo Wallis segno di un'origine in ambiente con meno gravità e pressione atmosferica inferiore.

Un campione sarebbe stato inviato anche negli Stati Uniti e studiato sempre da un membro del team, usando il microscopio Hitachi Field Emission Scanning Electron.
Questo studio indipendente su un frammento diverso confermerebbe la presenza di una serie di frustoli di diatomee, alcuni dei quali sono stati incorporati nella matrice rocciosa stessa.

Lo studio ha suscitato ovviamente non poche polemiche e ipotesi alternative, tra cui quella che la palla di fuoco fosse di origine terrestre, un residuo di uno dei tanti impatti con asteroidi della storia del nostro pianeta.

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie e Wallis e colleghi dovranno mettere a disposizione della comunità scientifica i campioni per ulteriori analisi, prima che il risultato venga preso sul serio.

Letto: 2858 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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