Venerdì 24 Novembre 2017
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Sorprese dalla Luna: grotte e un'atmosfera passata

Immagine pubblicata su APOD di oggi ma migliorata sotto diversi aspetti
Immagine pubblicata su APOD di oggi ma migliorata sotto diversi aspetti Crediti: NASA, Lunar Orbiter 2; Inset: Lunar Reconnaissance Orbiter - Processing: M. Di Lorenzo

A volte per avere delle sorprese basta alzare gli occhi al cielo! Eh sì, alcune recenti e sorprendenti scoperte scientifiche riguardano proprio la Luna, così vicina eppure ancora così misteriosa.

La prima scoperta arriva dal Giappone.
L'Agenzia spaziale JAXA ha analizzato i dati rilevati dalla sonda Kaguya (o SeleneSelenological and Engineering Explorer) che ha orbitato attorno al nostro satellite per un paio di anni tra il 2007 ed il 2009. I risultati, pubblicati sulla rivista Geophysical Research Letters, indicano che il radar a bordo della navicella potrebbe aver rilevato un tubo di lava integro.

I tubi di lava o "lava tubes" sono delle grotte sotterranee create dall’attività vulcanica. Queste possono essere considerate la forma fossile degli antichi flussi lavici.
Si formano generalmente vicino alla superficie quando la parte superiore della colata si raffredda e si solidifica formando un tetto, mentre la lava continua a scorrere al suo interno; oppure, vengono scavate dalla lava in risalita dalla camera magmatica. In entrambi i casi, possono costruire una fitta rete di gallerie.

Il radar a bordo di Kaguya non era progettato per cercare queste peculiarità geologiche ma gli scienziati hanno trovato un "modello di eco distintivo", si dichiara nel comunicato.
Una diminuzione della potenza del segnale seguita da un picco sarebbe la prova della presenza di una cavità, rappresentando rispettivamente la superficie lunare ed il soffitto e il pavimento del tubo di lava. Tale modello si ripete nella zona indicando che, forse, è presente un labirinto di grotte ancora intatte.

I buchi delle "Colline di Marius" ripresi dalle fotocamere della sonda SELENE / Kaguya

I buchi delle "Colline di Marius" ripresi dalle fotocamere della sonda SELENE / Kaguya.
Le foto, domentate sulla rivista  Geophysical Research Letters, erano state scattate sia con la Terrain Camera che con la Multiband Imager con risoluzioni fino a i fino a 6 metri / pixel.
Le caratteristiche indicate come "Rille A" e "Rille B" sono dei rilievi sinuosi che sono nati come tubi di lava aperti o successivamente crollati.

Crediti: JAXA/SELENE 

Lo studio è partito dai dati della missione GRAIL (Gravity Recovery and Interior Laboratory) della NASA, che ha fornito dati gravimetrici dettagliati della Luna e si è concentrato sulle zone che mostravano un deficit di massa, o meno massa sotto la superficie. La potenziale grotta è stata individuata tra le "Colline di Marius", ad ovest del cratere Marius (nell'Oceanus Procellarum). L'immagine di copertina di questo post, che mostra la zona, compare proprio nella rubrica della NASA APOD di oggi: è stata ripresa nel 1960 durante la missione Lunar Orbiter 2, mentre il riquadro in basso a sinistra è uno dei tubi lunari collassati fotografati dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO).

Il tubo di lava sulla Luna, nella zona delle "Colline di Marius", studiato dal team giapponese

Il tubo di lava sulla Luna, nella zona delle "Colline di Marius", studiato dal team giapponese.
Crediti: NASA/Goddard/Arizona State University

I tunnel offrono un perfetto schermo per le radiazioni e migliori condizioni ambientali: probabilmente basterebbe scendere un paio di metri sotto la superficie lunare per avere temperature "accettbili" intorno ai -30 / -40 gradi Celsius (basta considerare che nella zona equatoriale della Luna si passa dai 100 gradi Celius di giorno ai -150 gradi Celsius di notte!).

Secondo i calcoli, il tubo di lava integro sulle "Colline di Marius" sarebbe abbastanza grande da ospitare una delle maggiori città degli Stati Uniti e, quindi, potrebbe essere uno dei migliori ripari naturali offerti dalla Luna ai futuri astronauti o coloni.

Contemporaneamente, un'altra ricerca presentata il 22 ottobre a Seattle alla riunione annuale Geological Society of America suggerisce che il nostro satellite era un luogo potenzialmente più ospitale miliardi di anni fa. Secondo la vulcanologa planetaria Debra Needham del NASA Marshall Space Flight Center e lo scienziato planetario David Kring, in origine la Luna aveva un'atmosfera, più spessa di quella attuale di Marte e, quindi, in grado di sostenere processi di erosione e tempeste di vento. Il sospetto è che possa aver contribuito anche alla formazione di quei depositi di acqua che conosciamo oggi.
"Questo cambia completamente il modo con cui vediamo la Luna che diventa un corpoplanetario molto più dinamico da esplorare", ha dichiarato Needham.

Una sequenza temporale delle pianure lunari di lava (mari), visti ogni 0,5 miliardi di anni. Le aree rosse indicano le ultime eruzioni.

Una sequenza temporale delle pianure lunari di lava (mari), visti ogni 0,5 miliardi di anni. Le aree rosse indicano le ultime eruzioni.
Questa sorta di calendario geologico ha aiutato gli scienziati a stabilire che la Luna aveva un'atmosfera più spessa di quella attuale di Marte miliari di anni fa.
Crediti: NASA/MSFC/Debra Needham; Lunar and Planetary Science Institute/David Kring

Scoprire l'esistenza di un'atmosfera lunare, il suo spessore e la sua composizione aiuta a comprendere anche la storia vulcanica del nostro satellite tra 3,9 a un miliardo di anni fa.
Il team ha utilizzato analisi di laboratorio sui basalti lunari riportati sulla Terra dalle missioni Apollo, per stimare la quantità e le percentuali dei vari gas rilasciati durante le eruzioni vulcaniche.
L'atmosfera deve essere durata circa 70 milioni di anni ed era composta principalmente da monossido di carbonio, zolfo e acqua. Mentre l'attività vulcanica diminuiva, anche il rilascio dei gas si riduceva: così, parte dell'atmosfera deve essersi dispersa nello spazio e parte deve essere stata inglobata dalla superficie lunare. Secondo i ricercatori durante questi eventi esplosivi passati veniva rilascIata anche molta acqua, la stessa che abbiamo rilevato oggi, migrata verso le zone in ombra del satellite.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
In cerca di una nuova occupazione, negli ultimi anni mi sono occupata di digital advertising, web e video analytics.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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