2MASS J23062928-0502285 è una nana ultrafredda (più o meno delle dimensioni di Giove e molto più fredda del nostro Sole) nella costellazione dell'Acquario
Si trova a soli 40 anni luce dalla Terra ed è conosciuta come TRAPPIST-1, dal nome del telescopio da 60 centimetri con cui fu inizialmente studiata, il "TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope–South" installato presso l’Osservatorio ESO alla La Silla in Cile che a maggio 2016 aveva scoperto i primi tre pianeti del sistema. Questi vennero convalidati con diverse osservazioni di follow-up: lo Spitzer ne riconfermò due e ne individuò altri cinque, portando il numero di mondi conosciuti a sette.

TRAPPIST-1 è un sistema solare in miniatura che potrebbe entrare comodamente entro l'orbita di Mercurio (vedi l'approfondimento di Marco Di Lorenzo "I 7 pianeti di Trappist-1") ma uno dei fatti più intricanti è che tutti i pianeti conosciuti risiedono nella fascia abitabile, cioè nella zona orbitale in cui potrebbe esistere acqua allo stato liquido sulle loro superfici, e sembrano essere rocciosi. Altro punto a favore della vita è l'età della loro stella madre che, secondo un recente documento, oscillerebbe tra i 5.4 ed i 9.8 miliardi di anni, che è quasi il doppio dell'età del Sole.

Se c'è vita su questi pianeti deve essere resistente perché è sopravvissuta a scenari potenzialmente terribili per miliardi di anni

ha dichiarato nella press release Adam Burgasser, astronomo dell'Università della California a San Diego.

Ora si aggiunge un altro tassello: un nuovo studio aumenta le aspettative di abitabilità almeno per tre dei mondi del sistema.
Utilizzando lo Space Telescope Imaging Spectrograph (STIS) del Telescopio Spaziale Hubble, Vincent Bourrier dell'Università di Ginevra (Svizzera) e colleghi hanno analizzato la radiazione UV che, generata dalla stella, investe i sette pianeti.
Comprendere l'entità di tale dato è molto importante perché le radiazioni ultraviolette a bassa energia rompono le molecole d'acqua secondo un processo chiamato "fotodissociazione", mentre i raggi ultravioletti estremi (EUV o XUV, dall'inglese Extreme ultraviolet radiation) ed i raggi X, scaldano l'atmosfere planetarie favorendo la fuga degli elementi più leggeri cone l'idrogeno.

Le radiazioni ultraviolette emesse da TRAPPIST-1 suggeriscono che i pianeti più interni avrebbero potuto perdere giganteschi volumi d'acqua nel corso della loro storia, paragonabili ad oltre 20 volte tutta l'acqua degli oceani terrestri. Ma TRAPPIST-1e, f e g sarebbero stati più fortunati e potrebbero conservare acqua ancora oggi.

Tuttavia, al momento, le informazioni acquisite non consentono di trarre conclusioni definitive ma i risultati suggeriscono che questi pianeti extrasolari saranno i migliori candidati dove cercare con il telescopio James Webb.