Scritto: Domenica, 17 Gennaio 2016 07:10 Ultima modifica: Domenica, 17 Gennaio 2016 18:03

GRAVITY go! Pronti a sondare i buchi neri


Installato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO in Cile, il gioiello interferometrico GRAVITY ha iniziato le sue prime osservazioni, combinando con successo la luce di quattro telescopi.

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Nell'ambito delle prime osservazioni con il nuovo strumento GRAVITY l'equipe ha esaminato attentamente le giovani stelle brillanti note come l'ammasso del Trapezio, nel cuore della regione di formazione stellare di Orione. Già da questi primi dati, GRAVITY ha fatto una scoperta: una delle componenti dell'ammasso (Theta1 Orionis F, in basso a sinistra) è per la prima volta risultata essere una stella doppia. E' anche ben visibile la piu' brillante Theta1 Orionis C (in basso a destra).  L'immagine di sfondo proviene dallo strumento ISAAC sul VLT dell'ESO. La veduta delle due stelle ottenuta da GRAVITY, negli inserti, rivela il maggior dettaglio raggiungibile, anche piu' di quanto si possa osservare con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Nell'ambito delle prime osservazioni con il nuovo strumento GRAVITY l'equipe ha esaminato attentamente le giovani stelle brillanti note come l'ammasso del Trapezio, nel cuore della regione di formazione stellare di Orione. Già da questi primi dati, GRAVITY ha fatto una scoperta: una delle componenti dell'ammasso (Theta1 Orionis F, in basso a sinistra) è per la prima volta risultata essere una stella doppia. E' anche ben visibile la piu' brillante Theta1 Orionis C (in basso a destra). L'immagine di sfondo proviene dallo strumento ISAAC sul VLT dell'ESO. La veduta delle due stelle ottenuta da GRAVITY, negli inserti, rivela il maggior dettaglio raggiungibile, anche piu' di quanto si possa osservare con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Credit: ESO/GRAVITY consortium/NASA/ESA/M. McCaughrean

GRAVITY è uno strumento di nuova generazione all-in-one per astrometria mirata e imaging interferometrico.
Sfrutta la luce che proviene da diversi telescopi formando un telescopio virtuale di circa 200 metri di diametro per misurare la posizione degli oggetti astronomici su scale minutissime e realizzare immagini e spettri.

GRAVITY è un interferometro
cioè può combinare la luce proveniente da due o più telescopi permettendo loro di agire come una singola unità, con un diametro di specchio equivalente alla distanza tra i telescopi.
In questo caso, sono state combinate le osservazioni dei quattro telescopi ausiliari (AT) di 1,8 metri di diametro, che alimentano il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) all'ESO.
GRAVITY è uno strumento astrometrico
ossia, ha la capacità di misurare le posizioni nel cielo con altissima precisione.
E' in grado di rilevare i movimenti di oggetti molto lontani in una sola notte di osservazione.

"GRAVITY è nato dalla volontà di osservare dettagli molto piccoli su oggetti molto deboli, come i centri delle galassie. Con le sue prestazioni ad alta sensibilità, GRAVITY sta per rivelare un intero nuovo mondo di pianeti, stelle e centri galattici che prima erano fuori portata", ha spiegato Xavier Haubois, che segue il programma all'ESO.

Nel 2015, GRAVITY è stato installato in una galleria appositamente riadattata, sotto al VLT all'Osservatorio dell'ESO al Paranal, nel Cile settentrionale. Pochi giorni fa, si è conclusa la prima fase di verifica.

"Durante la prima luce e per la prima volta nella storia dell'interferometria ottica a larga base, GRAVITY ha potuto effettuare esposizioni di parecchi minuti, almeno un centinaio di volte più lunghe di quanto fosse finora possibile", ha commentato nel report Frank Eisenhauer, ingegnere del Max Planck Institute a capo del progetto.
"GRAVITY permetterà di osservare con un interferometro oggetti molto più deboli e spingerà la sensibilità e l'accuratezza della risoluzione angolare in astronomia a nuovi limiti, molto al di là di quanto sia possibile oggi", ha aggiunto.

Durante questa prima fase, il team ha osservato attentamente le stelle giovani e brillanti che formano l'ammasso del Trapezio, nel cuore della zona di formazione stellare di Orione.
E' bastato poco a GRAVITY per fare la sua prima scoperta: una delle componenti dell'ammasso, la stella Theta1 Orionis F, è in realtà una stella doppia. Ciò è stato possibile stabilizzando per un lungo periodo l'interferometro su una stella di riferimento vicina, Theta1 Orionis C, in modo da poter realizzare un'esposizione profonda di un secondo oggetto più debole e, stabilizzando contemporaneamente la luce di tutti e quattro gli AT in un'impresa mai riuscita prima.

"Se ci fossero degli edifici sulla Luna, GRAVITY sarebbe in grado di trovarli", spiega la press release ma, l'obiettivo principale delle future osservazioni sarà studiare l'ambiente che circonda i buchi neri. In particolare, GRAVITY esplorerà cosa accade nel campo gravitazionale estremo vicino all'orizzonte degli eventi del buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, associato alla sorgente SgrA* (certo, non ci farà attraversare il buco nero come fa Cooper nel film Interstellar!).
"Queste osservazioni sono estremamente difficili perché SgrA* è lontano e oscurato da tutto il gas e la polvere che c'è tra la Terra e il centro della Via Lattea", ha detto Haubois.
Lo strumento potrà anche studiare in dettaglio il moto delle stelle binarie, gli esopianeti e i dischi stellari giovani, oltre a rendere in immagini la superficie delle stelle.

Altre informazioni su questo articolo

Letto: 1824 volta/e Ultima modifica Domenica, 17 Gennaio 2016 18:03
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

1 commento

  • Comment Link Claudio Costerni Domenica, 17 Gennaio 2016 09:41 posted by Claudio Costerni

    Molto interessante e promettente.
    Ne vedremo certamente delle belle!

    Sto pensando a ciò che potremmo ottenere, vedere, scoprire, se fabbricassimo un XXXT, quindi un gruppo di telescopi di questo genere su scala più ampia.
    Mooolto più ampia!
    Telescopi posizionati in posti lontani sulla Terra ed anche altrove nello spazio e perchè no, anche sulla Luna.

    Prima o poi lo faremo.
    Lo faremo prima o poi?

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