Scritto: Mercoledì, 08 Luglio 2015 05:59 Ultima modifica: Mercoledì, 08 Luglio 2015 06:39

Opale di fuoco, un faro per trovare tracce di vita passata su Marte


Un team dell'Università di Glasgow ha scoperto tracce di opale, la preziosa gemma, in una frazione 1,7 grammi del meteorite marziano chiamato Nakhla, custodito al Natural History Museum di Londra.

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Opale di fuoco, un faro per trovare tracce di vita passata su Marte Credit: NASA

Il primo meteorite del gruppo Nakhla cadde in Egitto, a El-Nakhla, presso Alessandria d'Egitto, nel 1911, milioni di anni dopo l'impatto che deve averlo eiettato dal Pianeta Rosso. Pesava circa 10 chilogrammi.

Meteorite Nakhla

Credit: NASA

Opale di fuoco - credit: Didier DescouensRecenti analisi, pubblicate sulla rivista Meteoritics and Planetary Science, hanno mostrato che, al suo interno, sono contenute tracce di una gemma conosciuta sulla Terra come "opale di fuoco", per il suo colore acceso giallo - arancione.

L'opale, che è un minerale amorfo (silice idrata: SiO2·nH2O), deve essersi formato su Marte a seguito dell'interazione dell'acqua, che una volta scorreva sul Pianeta Rosso, con la silice all'interno della roccia.

Il professore Martin Lee della School of Geographical and Earth Sciences, autore principale del documento, ha detto: "Il campione di Nakhla che abbiamo è piccolo e la quantità di opale di fuoco che abbiamo trovato è ancora più piccola ma la nostra scoperta è significativa per un paio di motivi".

"In primo luogo, conferma definitivamente i risultati di imaging e l'esplorazione della superficie di Marte della NASA, che sembrava mostrare giacimenti di opale. Questa è la prima volta in cui è stato identificato un contenuto opalino in una roccia marziana sulla Terra".

"In secondo luogo, sappiamo che sulla Terra, opali come questi, si sono formati intorno a sorgenti idrotermali, dove la vita microbica prospera e l'opale può intercettarla e conservarla per milioni di anni.  Se esistevano microbi marziani è possibile che siano conservati in depositi di opale sulla superficie di Marte", ed è lì che dovremmo andare a cercare!

Opal-A in the Nakhla meteorite: A tracer of ephemeral liquid water in the Amazonian crust of Mars [abstract]

The nakhlite meteorites are clinopyroxenites that are derived from a ~1300 million year old sill or lava flow on Mars. Most members of the group contain veins of iddingsite whose main component is a fine-grained and hydrous Fe- and Mg-rich silicate. Siderite is present in the majority of veins, where it straddles or cross-cuts the Fe-Mg silicate. This carbonate also contains patches of ferric (oxy)hydroxide. Despite 40 years of investigation, the mineralogy and origins of the Fe-Mg silicate is poorly understood, as is the paragenesis of the iddingsite veins. Nanometer-scale analysis of Fe-Mg silicate in the Nakhla meteorite by electron and X-ray imaging and spectroscopy reveals that its principal constituents are nanoparticles of opal-A. This hydrous and amorphous phase precipitated from acidic solutions that had become supersaturated with respect to silica by dissolution of olivine. Each opal-A nanoparticle is enclosed within a ferrihydrite shell that formed by oxidation of iron that had also been liberated from the olivine. Siderite crystallized subsequently and from solutions that were alkaline and reducing, and replaced both the nanoparticles and olivine. The fluids that formed both the opal-A/ferrihydrite and the siderite were sourced from one or more reservoirs in contact with the Martian atmosphere. The last event recorded by the veins was alteration of the carbonate to a ferric (oxy)hydroxide that probably took place on Mars, although a terrestrial origin remains possible. These results support findings from orbiter- and rover-based spectroscopy that opaline silica was a common product of aqueous alteration of the Martian crust.

Read 3300 times Ultima modifica Mercoledì, 08 Luglio 2015 06:39
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

2 commenti

  • Comment Link Elisabetta Bonora Venerdì, 10 Luglio 2015 06:49 posted by Elisabetta Bonora

    Salve Livio, è una bella domanda ed in effetti tale determinazione potrebbe sembrare una questione più filosofica che scientifica. Ma in realtà, in un certo senso, dobbiamo la scoperta dei meteoriti marziani alle sonde Viking, eh sì, ancora loro! Negli anni '80 gli scienziati si accorsero che le piccole quantità di gas intrappolate dentro il meteorite noto come Elephant Moraine 79001 (EETA 7900) erano nelle stesse esatte proporzioni rilevate dai lander Viking, suggerendo l'origine marziana. Da lì sono stati identificati molti altri campioni ed ora la casistica è ben consolidata.

  • Comment Link livio Mercoledì, 08 Luglio 2015 07:42 posted by livio

    C'é una cosa che non ho mai capito. Come fanno gli scienziati a capire che un meteorite trovato sulla Terra ha avuto origine da Marte?

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