Scritto: Giovedì, 30 Aprile 2015 13:01 Ultima modifica: Giovedì, 30 Aprile 2015 13:30

I Pilastri della Creazione in 3D


Usando lo strumento MUSE sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO, alcuni astronomi hanno prodotto la prima visione tridimensionale completa dei famosi Pilastri della Creazione nella Nebulosa Aquila, Messier 16. Le nuove immagini dimostrano come questi pilastri di polvere siano distribuiti nello spazio e svelano molti dettagli nuovi, tra cui un getto mai visto prima proveniente da una giovane stella.

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Visualizzazione della struttura tridimensionale dei Pilastri della Creazione all'interno della regione di formazione stellare Messier 16 (nota anche come Nebulosa Aquila). NOTA: In questa illustrazione, la distanza relativa tra i pilastri lungo la linea di vista non è in scala. Visualizzazione della struttura tridimensionale dei Pilastri della Creazione all'interno della regione di formazione stellare Messier 16 (nota anche come Nebulosa Aquila). NOTA: In questa illustrazione, la distanza relativa tra i pilastri lungo la linea di vista non è in scala. Crediti: ESO/M. Kornmesser

La famosa immagine originale dei Pilastri della Creazione è un'opera di venti anni fa del telescopio spaziale Hubble, una delle foto più belle e suggestive. Da allora queste nubi fluttuanti, che si estendono per alcuni anni luce, hanno stupito scienziati e pubblico.

Hubble - Pilastri della Creazione

Il pilastro a sinistra, considerato un oggetto completo dall'alto in basso, sembra avere una lunghezza di circa quattro anni luce. È il più lungo, circa due volte quello a destra.
Credit: NASA, Jeff Hester, and Paul Scowen (Arizona State University)

Le strutture sporgenti, insieme con l'ammasso vicino NGC 6611, appartengono a una regione di formazione stellare chiamata Nebulosa Aquila, nota anche come Messier 16 o M16. La nebulosa e gli oggetti associati si trovano a circa 7000 anni luce da noi nella costellazione del Serpente.

I Pilastri della Creazione sono un classico esempio delle forme a colonna che si sviluppano nelle nubi giganti di gas e polvere che costituiscono il luogo di nascita delle nuove stelle. Le colonne si formano quando stelle di tipo O o B, immense, appena formate, producono grandi quantità di intensa radiazione ultravioletta e venti stellari che soffiano via il materiale meno denso dalle vicinanze.

Le zone più dense di gas e polvere, invece, resistono più a lungo all'erosione. Oltre queste sacche di polvere più spesse, il materiale è schermato dal bagliore aspro e intenso delle stelle O e B. Questa schermatura crea "code" scure o "proboscidi", che vediamo come il corpo tetro di un pilastro, che puntano in direzione opposta alla stella brillante.

Lo strumento MUSE dell'ESO, montato sul VLT (Very Large Telescope) ha dato una mano ora a chiarire l'evaporazione in corso nei Pilastri della Creazione con un dettaglio senza precedenti, rivelando il loro orientamento.

MUSE - Pilastri della Creazione

Questa visualizzazione mostra come lo strumento MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO ha creato una ricostruzione tridimensionale dei Pilastri della Creazione nella zona di formazione stellare Messier 16. Ogni pixel nell'imagine corrisponde a uno spettro che rivela numerose informazioni sul moto e le condizioni fisiche del gas in quel punto. Sono evidenziate le "fette" di dati che corrispondono ad alcuni dei diversi elementi chimici presenti.
Credit: ESO

MUSE ha mostrato che la punta della colonna a sinistra è rivolta verso di noi, in cima a un pilastro che si trova in realtà dietro a NGC 6611, a differenza degli altri. Questa punta riporta i segni dell'impatto della radiazione delle stelle di NGC 6611, e di conseguenza sembra più brillante ai nostri occhi di quelli in basso a sinistra, in mezzo e a destra, le cui punte sono tutte rivolte in direzione opposta rispetto alla nostra direzione di vista.

Gli astronomi sperano di capire meglio come le stelle giovani di tipo O e B, come quelle in NGC 6611, influenzano la formazione della successiva generazione di stelle. Numerosi studi hanno identificato protostelle che si formano in queste nubi (sono proprio Pilastri della Creazione!). Lo studio riporta anche nuovi indizi su due stelle in gestazione nel pilastro a sinistra e in quello in mezzo, così come un getto da una stella giovane che finora era sfuggito all'attenzione.

Perchè molte altre stelle si formino negli ambienti come quelli dei Pilastri della Creazione bisogna vincere la corsa contro il tempo con la radiazione intensa dalle stelle vigorose che continua a limare via i pilastri.

Misurando il tasso di evaporazione dei Pilastri della Creazione, MUSE ha fornito agli astronomi un arco di tempo tra cui i pilastri scompariranno.  Perdono circa 70 volte la massa del Sole ogni milione di anni circa. Basandosi sulla massa attuale di circa 200 volte quella del Sole, i Pilastri della Creazione hanno un'aspettativa di vita di circa tre milioni di anni, un batter d'occhio su scala cosmica. Un nome più adatto per queste colonne cosmiche potrebbe perciò essere i Pilastri della Distruzione.

Pilastri della Creazione

Questa vista a colori è stata ottenuta a partire da osservazioni dei Pilastri della Creazione effettuate con lo strumento MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO. Le parti di questo cubo tridimensionale di dati di MUSE che corrispondono all'emissione dei diversi elementi chimici della nube sono stati estratti e combinati per creare la veduta a colori della regione.
Credit: ESO

Press release:
- http://www.eso.org/public/italy/news/eso1518/

Letto: 5056 volta/e Ultima modifica Giovedì, 30 Aprile 2015 13:30
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

2 commenti

  • Comment Link Elisabetta Bonora Venerdì, 01 Maggio 2015 11:07 posted by Elisabetta Bonora

    Salve Emanuele, grazie davvero per il messaggio.
    I Pilastri della Creazione, che contengono materia prima per la formazione di altre stelle, si sono originati, a loro volta, dall'azione delle stelle molto massicce e molto calde (di tipo O o B) che, appena nate, hanno “soffiano” il materiale meno denso nelle loro vicinanze. Materiale che si è andato ad aggregare in questa configurazione a colonna. Quindi, sì, in un certo senso, il materiale “avanzato” dalla formazione di queste stelle massicce, può contribuire alla nascita di altre stelle.

  • Comment Link Emanuele Giovedì, 30 Aprile 2015 23:54 posted by Emanuele

    Seguo tantissimo il vostro sito e volevo farvi i complimenti, sono affascinato da tutto quello che riguarda l'esplorazione del cosmo e in generale dei progressi in merito.
    Da quello che ho capito, questa enorme quantità di materiale che forma i Pilastri della Creazione non è altro che la conseguente espulsione di materia da parte delle protostelle non ancora del tutto "definite"? Cioè sono queste stesse stelle (dominanti) che generano la possibilità ad altre stelle di nascere dai loro elementi di "scarto"?

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