Scritto: Mercoledì, 29 Aprile 2015 11:40 Ultima modifica: Mercoledì, 29 Aprile 2015 16:36

Il riscaldamento della corona solare? Colpa dei nanoflare


La superficie del Sole è straordinariamente calda e la sua temperatura si aggira tra i 5.500°C ed i 6.000°C ma la sua atmosfera è 300 volte più calda e questo è ancora un mistero per gli scienziati che studiano la nostra stella. Normalmente, infatti, quando ci si allontana da una sorgente di calore, l'ambiente diventa più fresco, mentre, in questo caso, succede esattamente l'opposto.

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La zona, in bianco, esaminata da EUNIS, sovrapposta ad un'immagine SDO. La luce è stata poi seprata in varie lunghezze d'onda, come illustrato nelle immagini a sinistra e a destra. La zona, in bianco, esaminata da EUNIS, sovrapposta ad un'immagine SDO. La luce è stata poi seprata in varie lunghezze d'onda, come illustrato nelle immagini a sinistra e a destra. Credits: NASA / EUNIS / SDO

Nuove evidenze, ora suggeriscono che il meccanismo di riscaldamento dipende da regolari ma intermittenti scoppi esplosivi di calore, piuttosto che da un continuo riscaldamento graduale. Questa ipotesi è stata presentata nel corso di una conferenza stampa ieri, 28 aprile, in occasione dell'icontro Triennial Earth-Sun Summit (TESS), ad Indianapolis, Indiana.

Quattro i ricercatori intervenuti.
Jim Klimchuk, scienziato solare del Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland, ha illustrato le nuove prove a sostegno che l'atmosfera solare, la corona, è riscaldata da piccole esplosioni chiamate nanoflare (nanobrillamenti). Questi sono scoppi impulsivi che raggiungono singolarmente temperature incredibilmente calde, circa 10 milioni di gradi Kelvin (9.999.727ºC), un valore ancora più alto rispetto alla temperatura media della corona.

"Le esplosioni sono chiamate nanoflare perché hanno un miliardesimo dell'energia di un flate regolare", ha detto Klimchuk. "Nonostante siano piccoli per gli standard solari, ognuno racchiude la forza di una bomba all'idrogeno da 10 megatoni. Milioni di loro emergono ogni secondo dal Sole e collettivamente riscaldano la corona".

Le prime testimonianze della presenza di questo plasma super caldo sono state presentate da Adrian Daw, scienziato solare del Goddard e ricercatore principale del Extreme Ultraviolet Normal Incidence Spectrograph (EUNIS), un razzo che raccolse un'istantanea della corona solare. EUNIS volò 15 minuti a dicembre 2013, dotato di uno spettrografo sintonizzato su una gamma di lunghezze d'onda utili per individuare il materiale a temperature di 10 milioni di gradi Kelvin, le temperature dei nanoflare. Lo spettrografo rilevò questo materiale estremamente caldo nelle regioni che, invece, sembravano tranquille.

Iain Hannah, astrofisico presso l'Università di Glasgow, in Scozia, ha parlato dei risultati di Nuclear Spectroscopic Telescope Array (NuSTAR) che in genere esamina i raggi X emessi da stelle lontane o da buchi neri ma che, tuttavia, è anche in grado di osservare la luce molto brillante del Sole, qualcosa che la maggior parte degli osservatori astronomici non riesce a fare.

"I raggi X sono una sonda diretta nei processi ad alta energia del Sole", ha detto Hannah.
NUSTAR ha visto i raggi X che sono le firme del plasma super caldo in regioni non attive.

In ultimo, Stephen Bradshaw, astrofisico solare alla Rice University di Houston, in Texas, ha presentato un sofisticato modello computazionale utilizzato per dimostrare perché avvistare le firme dei nanoflare è stato così difficile e come le nuove prove aiuteranno i ricercatori nello studio del riscaldamento della corona solare.

Press release:
- http://www.nasa.gov/feature/goddard/sounding-rockets/strong-evidence-for-coronal-heating-theory-presented-at-2015-tess-meeting

Letto: 1338 volta/e Ultima modifica Mercoledì, 29 Aprile 2015 16:36
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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