Scritto: Martedì, 01 Settembre 2020 00:42 Ultima modifica: Martedì, 01 Settembre 2020 05:40

Razzi che salgono e razzi che scendono


Nella notte fra domenica e lunedì si sono tenuti due lanci orbitali, uno con un Falcon 9 della SpaceX ed uno con un Electron della Rocket Lab. Sarebbero potuti essere di più ma il meteo ci ha messo lo zampino.

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Nelle immagini i due lanci di domenica notte. A sinistra il Falcon 9 ed a destra l'Electron. Nelle immagini i due lanci di domenica notte. A sinistra il Falcon 9 ed a destra l'Electron. Credit: SpaceX - RocketLab

Poteva essere un fine settimana da ricordare per il numero di lanci orbitali ma, un grave problema tecnico al Delta IV Heavy ed il meteo hanno rovinato la festa. Alla fine sono stati due i lanci orbitali avvenuti nel giro di poche ore nella notte fra domenica e lunedì.

A segnare il primo punto è stata la SpaceX con il lancio di un proprio razzo Falcon 9 dalla rampa 40 di Cape Canaveral, in Florida. Il decollo è avvenuto alle 7:18 p.m. locali del 30 agosto (le 1:18 di lunedì 31 agosto ora italiana). Il razzo trasportava un satellite da osservazione radar dell'Argentina, il SAOCOM 1B, e due più piccoli (il Tyvak-0172 della Tyvak Nano-Satellite Systems e lo GNOMES-1 della PlanetiQ). La particolarità di questo lancio è stata l'orbita richiesta per il SAOCOM 1B. Infatti il satellite argentino è stato regolarmente inserito su un'orbita polare 14 minuti dopo il decollo, seguito dagli altri due 45 minuti dopo. Era la prima volta, dal 1969, che un lancio da Cape Canaveral non utilizzava l'orbita polare, di solito raggiunta decollando dalla base di Vandenberg, in California. Per poter raggiungere un'orbita polare (ovvero che attraversa entrambi i poli terrestri) il razzo, lanciato da Cape Canaveral, per evitare di sorvolare zone abitate, ha eseguito una svolta e piegato verso sud. In questo modo ha costeggiato la costa sud della Florida, ha volato sopra Cuba ed il Centro America ed infine l'Oceano Pacifico verso il Polo Sud. Al momento del sorvolo di Cuba il razzo era troppo in alto per mettere in pericolo, con possibili detriti in caso di incidente, la popolazione. In passato però, un satellite lanciato da Cape Canaveral nel 1960 ebbe un problema ed i detriti caddero su Cuba uccidendo una mucca e scatenando le proteste di fronte all'ambasciata USA all'Havana.

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Nella foto il booster B1059 mentre atterrà sulla piazzola di Cape Canaveral. Credit: SpaceX 

Ma questa volta si è svolto tutto regolarmente e non si sono avuti problemi. Il primo stadio del Falcon 9, qui al suo quarto volo, è stato sganciato dopo 2 minuti e 20 dal lancio ed è atterrato sulla piazzola LZ-1 di Cape Canaveral, pronto ad un altro utilizzo. Questo specifico booster, matricola B1059, aveva infatti già volato il 5 dicembre 2019 per la messa in orbita della capsula cargo Dragon CRS-19, il 7 marzo per la CRS-20 ed il 13 giugno per una missione Starlink. Il secondo stadio del Falcon 9 ha poi proseguito la missione fino al momento del rilascio del SAOCOM 1B, avvenuto ad una quota di circa 610 km di altezza. Il satellite, costruito dall'Agenzia Spaziale Argentina CONAE, andrà a raggiungere un veicolo gemello lanciato in orbita, sempre con un Falcon 9, nell'ottobre 2018. Il SAOCOM 1B scandaglierà la superficie terrestre con un radar ad apertura sintetica in banca L, che gli permetterà di acquisire immagini del nostro pianeta con ogni condizione di tempo e sia di giorno che notte. Fra gli obiettivi del satellite la misurazione dell'umidità del suolo e la raccolta dati per i settori forestali ed agricoli argentini. Il satellite, pesante tre tonnellate, lavorerà in tandem con la flotta di satelliti COSMO-SkyMed italiani per sorvegliare le stesse regioni con i radar in banda L ed X. Il lancio era stato fissato inizialmente per marzo ma la pandemia Covid-19 aveva scombussolato i piani e fatto rinviare tutto a fine luglio. Ulteriori rinvii sono stati poi causati dai problemi emersi a causa del possibile sorvolo, in fase di lancio, di un carico utile classificato associato al razzo Delta IV Heavy che si trovava su una rampa di lancio vicina.

Ed ora veniamo ai due piccoli 'autostoppisti' di questo volo: il microsatellite GNOMES 1 è il primo di una flotta di 20 piccoli veicoli spaziali sviluppati dalla PlanetiQ (del Colorado) che vuole raccogliere dati dalle occultazioni dei segnali di navigazione satellitare dei GPS, Glonass, Galileo e Beidou per studiare le condizioni atmosferiche e migliorare le previsioni meteo. Invece del Tyvak 0172 non sono state rilasciate informazioni sulla missione da parte SpaceX o Tyvak.

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Nella foto il satellite SAOCOM 1B con il personale tecnico che lo ha preparato. Credit: CONAE 

Ma poche ore dopo il successo del Falcon 9 (il 100esimo lancio di un razzo della SpaceX, il 18esimo atterraggio di un primo stadio a Cape Canaveral fin dal 2015 ed il 59esimo recupero di successo di un primo stadio, compresi quelli sulla chiatta oceanica), è toccato al ritorno al volo del piccolo razzo Electron della Rocket Lab.

Volando per la prima volta dopo l'incidente del 4 luglio scorso, il vettore Electron della Rocket Lab ha inviato in orbita il primo satellite commerciale di osservazione radar della Capella Space, chiamato 'Sequoia'. Il decollo della 14esima missione di un Electron (chiamata "I Can’t Believe It’s Not Optical") è avvenuto alle 15:05 locali del 31 agosto (le 5:05 ora italiana) dalla rampa di lancio LC-1 della compagnia presso la penisola Mahia, in Nuova Zelanda. Il primo stadio dell'Electron, spinto dai nove motori Rutherford a propellente liquido (Kerosene, ossigeno), ha svolto regolarmente il suo compito e si è poi sganciato, lasciando il posto al secondo stadio, fornito di un solo motore Rutherford ottimizzato per il vuoto. Dopo circa sei minuti il secondo stadio ha raggiunto l'orbita preliminare ed ha rilasciato il satellite Sequoia. Lo stadio finale Curie ha poi svolto la fase finale di accensione portando il satellite a 525 km di quota. Sequoia, pesante circa 100 kg, era il solo satellite di questo lancio ed il primo di una serie di almeno sette satelliti radar che la Capella Space, con sede a San Francisco, sta realizzando per fornire immagini molto dettagliate ad una serie di clienti commerciali e governativi. Sequoia utilizza un radar ad apertura sintetica che permette, come per il SAOCOM 1B lanciato con il Falcon 9, di ottenere immagini in ogni condizione di tempo e sia di notte che di giorno.

La Rocket Lab aveva subito il suo primo fallimento di una missione operativa lo scorso 4 luglio, quando il 13esimo Electron (missione chiamata "Pics Or It Didn’t Happen") aveva avuto un guasto al secondo stadio portando alla perdita dei sei satelliti a bordo. La Rocket Lab aveva rapidamente scoperto che la causa era in una connessione elettrica difettosa che aveva così portato alla perdita di potenza dello stadio. Con il successo di oggi la Rocket Lab spera di poter ripristinare, per il resto del 2020, la cadenza di circa un lancio al mese compreso il primo volo dalla nuova rampa di lancio a Wallops Island, in Virginia, ed il primo tentativo di recupero in volo del primo stadio di un Electron.

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Nell'immagine il motore Rutherford del secondo stadio durante la fase di volo. Credit: Rocket Lab 

I lanci che invece non si sono realizzati sono stati due: uno di un Delta IV Heavy ed un altro Falcon 9, entrambi da Cape Canaveral.

Il Delta IV Heavy della United Launch Alliance (ULA), con a bordo il satellite spia classificato della National Reconnaissance Office NROL-44, era previsto, inizialmente il 26 agosto. Ma in quella data, su richiesta del cliente, ovvero l'Ufficio Nazionale di Ricognizione degli Stati Uniti, veniva chiesto un primo rinvio per un motivo non specificato. Il giorno successivo sorgeva un problema tecnico con un sistema pneumatico di controllo della rampa di lancio. Il 29 agosto il lancio, previsto per le 2:04 a.m., veniva rinviato per una bassa temperatura anomala riscontrata nel compartimento del razzo. Finalmente, alle 3:28 a.m. EDT (le 9:28 italiane) il conto alla rovescia proseguiva fino all'accensione dei motori ma, tre secondi prima del decollo, i computer di controllo comandavano uno stop ed il razzo rimaneva sulla rampa. Dato che i tre motori a razzo RS-68A erano già accesi al momento dello stop al decollo e che questi motori non sono realizzati per eseguire test statici di accensione (come invece i Merlin dei Falcon 9) ci vorranno diversi giorni, almeno sette, prima di un nuovo tentativo. Il Delta IV Heavy è, al momento, il razzo più potente della flotta ULA, ed il più grande razzo al mondo attualmente operativo. Ci sono stati 40 lanci di Delta IV finora, 11 nella variante a configurazione triplice Heavy. E' la prima volta che un lancio di un Delta IV viene interrotto mentre i motori sono già nella fase di accensione.

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Nell'immagine l'accensione dei motori del Delta IV Heavy prima dell'abort del lancio. Credit: ULA 

Il secondo lancio ad essere stato fermato è stato un altro Falcon 9, questa volta con l'11esima missione Starlink. In questo caso è stato il meteo a mettersi di traverso. Se il lancio si fosse tenuto avremmo avuto un vero record... due lanci di Falcon 9, uno dalla rampa 39A ed uno dalla 40, nel giro di appena nove ore! A causa del problema al Delta IV Heavy il lancio Starlink 11 è stato rinviato al 2 settembre.

Come se non bastasse, a tutto questo avrebbe potuto aggiungersi anche un piccolo 'saltino' di 150 metri del prototipo Starship SN6 della SpaceX a Boca Chica, in Texas. Anche questo era previsto per domenica sera/lunedì mattina ma è stato rinviato per i venti che superavano i limiti di sicurezza. Ma di questo torneremo a parlare più diffusamente in un apposito articolo.

Insomma le rampe di lancio sono state veramente affollate quest'ultima settimana di agosto, segno di una ripartenza anche in presenza della pandemia.

 

Fonti:
SpaceNews: https://spacenews.com/ula-launch-of-nro-satellite-on-hold-after-delta-4-heavy-hot-fire-abort/
SpaceflightNow: https://spaceflightnow.com/2020/08/31/rocket-lab-returns-to-service-with-successful-launch-for-capella/
Parabolic Arc: http://www.parabolicarc.com/2020/08/30/spacex-falcon-9-launches-argentine-satellite/

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Read 120 times Ultima modifica Martedì, 01 Settembre 2020 05:40
Massimo Martini

Sono appassionato di astronomia e di astronautica fin da quella notte del luglio 1969 quando, a poco più di sei anni, vidi i primi uomini mettere piede sulla Luna. La passione è cresciuta con gli anni e, sebbene non si sia trasformata in attività lavorativa, sono diventato un grande appassionato. Nel 1992, in pieno viaggio di Nozze, sono riuscito a trascinare persino la mia dolce metà al Kennedy Space Center per vedere il lancio del primo italiano nello spazio. Dal 2000 al 2017 ho realizzato e curato il sito astronautica.us che è stato sempre aggiornato ed il più possibile affidabile nelle informazioni. Purtroppo, per motivi personali sono stato costretto a chiudere il sito nel luglio 2017.
Sono stato, assieme a mia moglie, uno dei responsabili delle prime tre edizioni della convention 'AstronautiCON', che hanno visto anche la presenza di illustri ospiti nel campo astronautico. Al momento collaboro saltuariamente con la rivista del settore 'Spazio Magazine', attivamente con il sito aliveuniverse.today ed ho una rubrica fissa astronomica sul magazine locale 'Quello che c'è'.

www.astronautica.us | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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