Scritto: Venerdì, 14 Giugno 2013 05:45 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:14

Il perclorato: ancora pericoli in agguato per i primi coloni su Marte


Il perclorato, la sostanza che ricopre la superficie marziana, inizialmente ritenuto un nemico per eventuali forme di vita perchè molto ossidante, ora è considerato un'importante fonte di energia chemoautotrofica, che potrebbe sostenere la vita microbica nel sottosuolo.
Ma un aspetto negativo rimane: potrebbe infatti costituire un problema per i primi esploratori del Pianeta Rosso.

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"Courtesy NASA/JPL-California Institute of Tecnology" processing 2di7 & titanio44

Il perclorato, la sostanza che ricopre la superficie marziana, inizialmente ritenuto un nemico per eventuali forme di vita perchè molto ossidante, ora è considerato un'importante fonte di energia chemoautotrofica, che potrebbe sostenere la vita microbica nel sottosuolo.
Ma un aspetto negativo rimane: potrebbe infatti costituire un problema per i primi esploratori del Pianeta Rosso.

Tale sostanza venne rilevata nel 2008 dal lander della NASA Phoenix, così come è probabile che fosse già stata identificata, sotto forma di idrocarburi clorurati, dai due Viking oltre trent'anni fa.
Altri rover della NASA, come il Sojourner, Spirit e Opportunity, hanno trovato cloro nel terreno mentre le immagini orbitali della sonda Mars Odyssey hanno confermato che la distribuzione del cloro è a livello globale.

Mars Odissey - mappa del perclorato

Credit: Davila et al. 2013/Keller et al. 2007

Trovare perclorato di calcio "è stato uno dei nostri risultati più inaspettati", ha detto Peter Smith, il ricercatore principale Phoenix presso l'Università dell'Arizona a Tucson.

In una conferenza tenutasi proprio a Tucson, tra il 24 e il 27 maggio, Smith ha ricordato che i microbi sulla Terra usano perclorato come fonte di energia e quando ad esempio, c'è troppo perclorato nell'acqua potabile, i microbi vengono usati per ripulirla.

Per Marte, una delle ipotesi, è che queste salamoie di perclorato possano influenzare l'andamento delle stagioni, attirando l'acqua e riducendone drasticamente il punto di congelamento.

Ma Smith sottolinea anche che gli alti livelli di perclorato trovati sul pianeta, sarebbero tossici per gli esseri umani.
Così, se il livello di radiazioni, raggi cosmici galattici (GCR) e particelle solari energetiche (SEP), potrebbe costituire un problema per il viaggio e la permanenza dei primi astronauti su Marte, una volta giunti a destinazione, un altro pericolo potrebbe essere in agguato.

"Qualcuno sta dicendo che vuole andare a vivere sulla superficie di Marte, meglio pensare alla interazione del perclorato con il corpo umano", ha avvertito, riferendosi probabilmente a progetti come Mars One. "E' meglio avere un piano per affrontare i veleni sulla superficie", ha aggiunto.

Secondo Smith i dust devil contribuirebbero ad alzare una polvere carica di perclorato, diventando così "diabolicamente" pericolosi.

Ma il perclorato viene utilizzato anche dall'industria pirotecnica e il perclorato di ammonio è un componente dei propellenti: così, per altri aspetti, il suolo marziano potrebbe rilevarsi una fortunata miniera.

Tuttavia, sarebbe sempre colpa del perclorato se in tutti questi anni di ricerca, non sono state trovate tracce di vita sul Pianeta Rosso.
Secondo l'astrobiologo Chris McKay del Ames Research Center della NASA a Moffett Field, in California, il perclorato renderebbe la ricerca di sostanze organiche praticamente una missione impossibile.

Quest'ultimo studio evidenzia che il perclorato è diffuso nei suolo marziano con concentrazioni comprese tra 0,5 a 1 percento.

Nel prossimo documento gli scienziati proporranno un metodo biochimico per la rimozione di perclorato dal suolo marziano che non sarebbe solo energeticamente conveniente e rispettoso per l'ambiente, ma potrebbero anche essere utilizzato per ottenere ossigeno, sia per il consumo umano che per alimentare le operazioni di superficie.

Con queste premesse, è chiaro che vi è un crescente interesse per la valutazione del perclorato come rischio per l'esposizione umana a lungo termine prima che gli astronauti sbarchino sul Pianeta Rosso.
Se non fosse stato scoperto sarebbe stato un grande problema per i primi esploratori ma "ora che sappiamo che è lì, sono fiducioso che saremo in grado di progettare una soluzione" ha detto Doug Archer del Astromaterials Research and Exploration Science Directorate del NASA Johnson Space Center di Houston.

Letto: 3047 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:14
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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