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Tiangong-1, dove cadrà?

Tiangong-1, dove cadrà?
Credit: ESA - Processing: M. Di Lorenzo

Ormai mancano un paio di settimane al temuto rientro della stazione spaziale cinese, quali sono realmente i rischi e quali le zone interessate?

  Ne parlammo già a inizio Dicembre, quando le previsioni sulla data di rientro, prese da varie fonti, erano ancora grossolane e oscillavano tra Febbraio e Maggio, con una preferenza per metà Marzo. Allora la stazione era ancora piuttosto alta, in media circa 290 km, e le previsioni erano incerte principalmente a causa dell'imprevedibilità sulla densità atmosferica futura, legata all'andamento dell'attività solare; da allora la stazione si è abbassata di circa 60 km e ora siamo entrati davvero nella fase finale, come si vede dal seguente grafico della quota negli ultimi 7,5 mesi:

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Source: NORAD/Celesrak - Processing: M. Di Lorenzo

 Ricordiamo che la stazione spaziale (il cui nome significa "Palazzo celeste") venne lanciata il 30 Settembre 2011 con un vettore "Lunga Marcia", allo scopo effettuare i primi esperimenti sulla permanenza prolungata nello spazio, in vista della costruzione di stazioni più grandi (la Cina non partecipa al progetto ISS ed ha deciso di sviluppare autonomamente simili avamposti in orbita bassa). Il corpo del veicolo, diviso in due moduli, misura 10,5 metri di lunghezza e 3,5 di diametro ed ha una massa di oltre 8 tonnellate. Tiangong-1 ha ospitato, nei primi 2 anni, due equipaggi di due astronauti ciascuno (missioni Shenzhou 9 and Shenzhou 10, entrambe durate un paio di settimane), oltre a veicoli di rifornimento automatici.

Tiangong1 docking2

A sinistra, una video-cattura dell'aggancio tra Shenzhou 10 e Tiangong-1 nel Giugno 2013; a destra, l'equipaggio a bordo della stazione spaziale - Credit: CCTV / ESA

 Come già sospettato dal silenzio radio registrato dai radioamatori occidentali, nel 2016 l'agenzia spaziale cinese ammise di aver perso i contatti con la stazione; tuttavia, alcuni sistemi automatici a bordo dovrebbero essere ancora in funzione dato che, da allora, il veicolo ha mantenuto il suo assetto invece di roteare più o meno caoticamente su se stesso. Da allora, sia gli astrofili che gli organismi istituzionali di tutto il mondo hanno continuato a monitorare l'inesorabile discesa della stazione; in particolare, l'ESA sta guidando, su richiesta delle Nazioni Unite, la campagna di osservazioni gestita dalla "Inter Agency Space Debris Coordination Committee" (IADC) di cui fanno parte anche l'ASI e la NASA e a una decina di altre agenzie spaziali.

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La Tiangong-1 fotografata con un telesopio in Spagna, 2 mesi fa. - Credit: 2018 Deimos Sky Survey

 Data l'incertezza temporale, nei mesi scorsi era assolutamente impossibile stabilire il luogo del rientro e l'unica certezza riguardava la latitudine; dato che l'orbita del veicolo è inclinata di 42.75 gradi rispetto all'equatore, è impossibile che zone a latitudine più alta siano coinvolte mentre quelle vicine al limite sono le più esposte al rischio, poichè è proprio sulla verticale di quei luoghi che Tiangong-1 trascorre la maggior parte del tempo; questo è mostrato chiaramente nella porzione a destra dell'immagine in apertura fornito dall'ESA. Purtroppo, la parte a sinistra mostra anche come la maggior parte della popolazione mondale vive proprio in questa regione a rischio più alto.

Tg1 r180319 articolo

Le previsioni sulla data di rientro fatte da vari siti neli ultimi 10 giorni. In azzurro la media mobile basata su 10 punti. Il rientro avverrà quando le previsioni intersecheranno la line rossa "attuale" sulla destra. - Data source: SatFlare.com, SatView.org, Areospace.org, ESA. - Processing: M. Di Lorenzo

 La novità, rispetto ai mesi scorsi, è che ora i margini di incertezza sono scesi al punto tale che adesso si può iniziare ad escludere anche molte altre regioni entro i ±43° di latitudine. Le ultime previsioni sulla data di rientro, pubblicate sui siti  SatViewSatFlareEsa e Areospace.org indicano date ormai piuttosto ravvicinate, tutte nella prima settimana di Aprile. Questo limita a meno di 100 il numero di orbite coinvolte nel rientro e qui sotto sono mostrate le regioni europee coinvolte, mentre le regioni italiane interessate dal possibile rientro sono parecchie: Toscana meridionale, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia e Campania settentrionali, Calabria e le due isole maggiori; ciascuna "strisciata" corrisponde a un'orbita diverse e, a causa delle variazioni continue nei parametri orbitali, potrebbero subire delle derive. Sicuramente la rosa si restringerà ulteriormente nei prossimi giorni e, presto, anche la Protezione Civile potrebbe emanare dei comunicati al riguardo. La probabilità che il rientro avvenga effettivamente sull'Italia rimane, per ora, decisamente bassa nel complesso.

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Mappa delle fasce eventualmente interessate dal rientro (in rosso), qui previsto per la prima settimana di Aprile. - Credit: SatFlare/GoogleMaps/J.Remis - Processing: M. Di Lorenzo 

 Anche se la maggior parte del veicolo verrà distrutta durante il rientro, molti pezzi più robusti, come i motori di manovra, potrebbero resistere al riscaldamento atmosferico e cadere a velocità relativamente contenuta (200-300 km/h) sulla superficie terrestre o, più probabilmente, su un oceano. Il danno fisico derivante da un possibile impatto di questi frammenti sarebbe comunque contenuto, mentre preoccupazioni più serie potrebbero derivare da eventuali residui di propellente per le manovre, nel caso in cui i serbatoi dovessero rimanere intatti; la monometilidrazina (MMH) è infatti tossica e cancerogena e sulla Tiangong-1 dovrebbe essere ancora presente in quantità preoccupante, poichè la perdita di contatti ha presumibilmente impedito una preventiva dispersione di questa sostanza nello spazio. La cosa più probabile, comunque, è che l'eventuale combustibile rimasto venga disperso nell'alta atmosfera senza provocare danni.

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Tasso di decadimento di Tiangong-1 in funzione dell'altezza media (ultimi 7,5 mesi) - Source: NORAD/Celesrak - Processing: M. Di Lorenzo

 In ogni caso, non  è certo la prima volta che una stazione spaziale rientra nell'atmosfera terrestre. Nel 1978 toccò allo Skylab americano, che aveva una massa quasi 10 volte maggiore di Tiangong (77 tonnellate) e i cui frammenti caddero sull'Austalia occidentale con un rientro semi-incontrollato che destò una certa apprensione. Poi fu la volta della stazione russa MIR (124 tonnellate) che venne fatta precipitare sull'Oceano Pacifico nel 2001. In entrambi i casi gran parte dei veicoli si disintegrò e non ci furono danni a cose o persone. Tra una decina d'anni potrebbe succedere la stessa cosa anche alla enorme ISS, dato che gli americani (e probabilmente anche gli altri partner) hanno deciso di abbandonarla al suo destino dal 2024; la speranza è che, almeno in quel caso, si provveda a smembrarla preventivamente e, soprattutto, si effettui un rientro controllato su zone disabitate utilizzando appositi razzi!

 Naturalmente, per gli aggiornamente si consiglia di visitare spesso il nostro Mission Log.

 

Riferimenti:
http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2017/11/Tiangong-1_docking
https://en.wikipedia.org/wiki/Tiangong-1
blogs.esa.int/rocketscience/2018/02/09/tiangong-1-spotted-from-spain/

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

Sito web: https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58
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