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I CubeSat CUVE in missione su Venere

Un'immagine di Venere in ultravioletto in cui il pianeta sfoggia la curiosa texture di strisce scure. La foto è stata scattata dalla sonda Pioneer-Venus Orbiter nel 1979.
Un'immagine di Venere in ultravioletto in cui il pianeta sfoggia la curiosa texture di strisce scure. La foto è stata scattata dalla sonda Pioneer-Venus Orbiter nel 1979. Crediti: NASA

Il Goddard Space Flight Center della NASA ha ricevuto i finanziamenti per promuovere una missione CubeSat su Venere. Lo scopo è quello di scoprire quale elemento assorbe la radiazione ultravioletta nello strato superiore delle nuvole del pianeta.

Si chiamerà CubeSat UV Experiment (CUVE) ed utilizzerà strumenti sensibili all'ultravioletto, compresa una telecamera miniaturizzata ed uno spettrometro che lavorerà tra i 190 e i 570 nanometri (cioè dall'ultravioletto al visibile).
Il sistema di imaging vero e proprio sarà costituito da un telescopio con specchio di nanotubi di carbonio in resina epossidica.
L'innovativa ottica, oltre ad essere leggera ed altamente stabile, è relativamente facile da realizzare perché non richiede il costoso processo di lucidatura, normalmente utilizzato per rendere la superficie degli specchi perfettamente liscia e sagomata.

Definita "gemello della Terra" per dimensione e massa, Venere è in realtà molto diversa dal nostro pianeta: ruota lentamente con moto retrogrado (in senso orario) e la sua spessa atmosfera, costituita prevalentemente da anidride carbonica con nuvole di acido solforico, innesca il terribile effetto serra che la rende il mondo più caldo del nostro Sistema Solare, con temperature superficiali abbastanza alte da sciogliere il piombo.

Finora sono state inviate diverse missioni su Venere ma il meccanismo che regola la risposta atmosferica alla radiazione ultravioletta ancora non è chiaro.

Le osservazioni passate mostrano che la metà dell'energia solare è assorbita nell'ultravioletto da uno strato superiore di nuvole di acido solforico: questa caratteristica trasforma il volto del pianeta nelle immagini UV, con bande scure e luminose. Le altre lunghezze d'onda, invece, vengono sparpagliate o riflesse nello spazio, rendendo Venere simile ad una sfera omogenea bianco-giallastra nella luce visibile.
Si pensa che i processi convettivi attingano l'assorbitore UV dal profondo dell'atmosfera, trasportando la sostanza sulla superficie delle nuvole dove, poi, viene dispersa dai venti creando caratteristiche texture.
"Dal momento che l'assorbimento massimo dell'energia solare da parte di Venere si verifica nella radiazione ultravioletta, determinare la natura, la concentrazione e la distribuzione dell'elemento sconosciuto è fondamentale", ha detto nel report Valeria Cottini, ricercatrice principale del programma "Questa è una missione altamente focalizzata, perfetta per un'applicazione CubeSat".

Secondo i piani, CUVE impiegherà un anno e mezzo per raggiungere Venere e, una volta in orbita, raccoglierà dati per sei mesi.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
In cerca di una nuova occupazione, negli ultimi anni mi sono occupata di digital advertising, web e video analytics.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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