Scritto: Domenica, 12 Marzo 2017 14:04 Ultima modifica: Domenica, 12 Marzo 2017 17:17

#lostinspace: ritrovata la sonda indiana Chandrayaan-1


Utilizzando una nuova tecnica, la NASA è riuscita ad individuare la sonda indiana Chandrayaan-1, rimasta alla deriva in orbita attorno alla Luna dal 2009.

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Una ricostruzione della telemetria di Chandrayaan-1 nel momento in cui è stata rilevata dal radar di Goldstone. Il cerchio viola rappresenta la larghezza del fascio radar; il grafico in alto a destra mostra la potenza dell'eco. Una ricostruzione della telemetria di Chandrayaan-1 nel momento in cui è stata rilevata dal radar di Goldstone. Il cerchio viola rappresenta la larghezza del fascio radar; il grafico in alto a destra mostra la potenza dell'eco. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il rilevamento è stato possibile grazie all'antenna da 70 metri del Goldstone Deep Space Communications Complex in California che ha inviato un potente fascio di microonde verso la Luna. Gli echi radar hanno poi rimbalzato dall'orbita lunare al telescopio da 100 metri Green Bank, nella Virginia occidentale.
"Siamo stati in grado di rilevare il Lunar Reconnaissance Orbiter [LRO] e Chandrayaan-1 dell'Indian Space Research Organization, entrambi in orbita lunare, con radar terrestri", ha detto Marina Brozovic, a capo del test.
"La ricerca di LRO è stata relativamente facile dato che si trovava in un'orbita nota; Chandrayaan-1 ha richiesto un po' più di lavoro perché l'ultimo contatto con la sonda risale ad agosto 2009".

Rintracciare un veicolo spaziale o specifici detriti nell'orbita terrestre è un buon esercizio tecnologico ma rintracciare una sonda a 380.000 chilometri di distanza è una vera sfida, soprattutto se si considera che Chandrayaan-1 è una piccola navicella di soli 1,5 metri per lato. Di conseguenza, sebbene questa tecnica radar venisse già usata per scovare piccoli asteroidi a milioni di chilometri di distanza dalla Terra, gli scienziati non erano certi che funzionasse con un corpo di tali ridotte dimensioni e distante quanto la Luna. Chandrayaan-1 si è rivelata l'obiettivo perfetto, abbandonata per anni attorno al nostro satellite dove le cosiddette mascons (mass concentration regions), regioni caratterizzate da una forte attrazione gravitazionale, ne avrebbero modificato sensibilmente l'orbita nel corso del tempo.

I calcoli del JPL indicavano che la sonda indiana doveva ancora essere in orbita polare a circa 200 chilometri di altitudine. Così, il 2 luglio 2016, i team Goldstone e Green Bank si misero in attesa sopra il polo nord della Luna aspettando che il veicolo spaziale perso nello spazio attraversasse il fascio radar. Durante quattro ore di osservazione, per due volte, un qualcosa che aveva la parvenza di una piccola navicella passò sotto gli occhi delle squadre, impiegando il giusto tempo che sarebbe servito a Chandrayaan-1 per compiere un'orbita completa e tornare nella stessa posizione.

Gli echi radar della sonda sono stati ottenuti più di sette volte nell'arco di tre mesi ed in perfetto accordo con le nuove previsioni orbitali, ulteriormente confermate dalle osservazioni di follow-up dell'Osservatorio di Arecibo a Porto Rico.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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