Scritto: Venerdì, 17 Aprile 2015 06:59 Ultima modifica: Venerdì, 17 Aprile 2015 17:05

Addio MESSENGER: impatto previsto per il 30 aprile


Dopo una gloriosa missione iniziata nel 2004, la sonda della NASA MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging) impatterà sulla superficie di Mercurio molto probabilmente il 30 aprile.
Lo schianto potrà essere monitorato in tempo reale perché avverrà sul lato del pianeta di fronte alla Terra ad una velocità di 3,91 km.

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Addio MESSENGER: impatto previsto per il 30 aprile Credit: NASA/JHU APL/Carnegie Institution of Washington

Martedì scorso, gli operatori del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) a Laurel, Maryland, avevano terminato la quarta di una serie di correzioni orbitali ideate per mantenere la sonda in vita il più a lungo possibile. La prossima ed ultima è prevista per venerdì 24 aprile.

"Al termine di questa ultima manovra, il veicolo spaziale sarà definitivamente senza propellente, in quanto consumeremo tutto o quasi l'elio rimanete", ha detto Daniel O'Shaughnessy, ingegnere dei sistemi all'APL. "A quel punto la sonda non sarà più in grado di contrastare la spinta verso il basso dovuta alla gravità del Sole".

Il team aveva iniziato a sfruttare l'elio gassoso come carburante, utilizzato dalla navicella per pressurizzare i serbatoi ed il controllo dell'assetto, lo scorso 8 aprile, quando erano finite le ultime gocce di idrazina.

La sonda lanciata il 3 agosto 2004, ha viaggiato più di sei anni e mezzo prima inserirsi in un'orbita attorno a Mercurio il 18 marzo 2011. Il piano originale prevedeva attività per un anno terrestre ma le incredibili scoperte e le nuove domande sollevate dai primi risultati, avevano motivato due proroghe, per un totale di ulteriori tre anni di missione.

"MESSENGER ha dovuto sopravvivere al riscaldamento del Sole, al riscaldamento sul lato diurno di Mercurio, al duro ambiente di radiazioni dell'eliosfera interna ed è perciò la dimostrazione più evidente che i nostri ingegneri sono stati all'altezza del compito in uno dei quartieri più ostili del nostro Sistema Solare", ha dichiarato nel report Sean Solomon, direttore del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University e ricercatore principale per MESSENGER. "Inoltre, tutti gli strumenti che abbiamo selezionato quasi due decenni fa hanno dimostrato la loro validità e hanno portato a straordinarie scoperte sul pianeta più interno".

"Anche se Mercurio è uno dei pianeti più vicini alla Terra, era incredibilmente poco conosciuto quando siamo partiti", ha continuato Solomon, "MESSENGER ha finalmente portato Mercurio allo stesso livello di conoscenza degli altri pianeti del Sistema Solare interno".

"Dopo aver studiato il pianeta intensamente per più di quattro anni, l'atto finale di MESSENGER sarà quello di lasciare un segno indelebile su Mercurio", ha aggiunto O'Shaughnessy.

Letto: 2004 volta/e Ultima modifica Venerdì, 17 Aprile 2015 17:05
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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