"Nessuno si aspettava di trovare prove di acqua su Vesta. La superficie è molto fredda e non c'è atmosfera, così l'acqua evapora", spiega nel comunicato Jennifer Scully, ricercatrice dell'Università della California, Los Angeles. "Ma Vesta sta dimostrando di essere un corpo planetario molto interessante e complesso".

"Questi risultati, e molti altri della missione Dawn, indicano che su Vesta si verificano molti processi ritenuti in precedenza esclusivi per i pianeti", aggiunge Christopher Russell, ricercatore principale della missione Dawn. "Non vediamo l'ora di scoprire altri misteri quando Dawn inizierà a studiare Cerere".

"Non stiamo dicendo che scorreva un flusso d'acqua come un fiume", precisa Scully, "stiamo proponendo un processo simile alle colate di detriti dove, piccole quantità d'acqua muovono particelle rocciose e sabbiose in un flusso".

I canaloni individuati appaiono significativamente diversi da quelli formati da un flusso di materiale puramente secco, conferma il team.
"Queste caratteristiche di Vesta hanno molto in comune con quelle presenti sulla Terra e su Marte", aggiunge Scully.

I calanchi sono abbastanza stretti, circa 30 metri di larghezza, e sono lunghi poco più di 900 metri.

Il cratere Cornelia, con un diametro di 15 chilometri ed un'età di 4/5 milioni di anni, contiene i migliori esempi di canaloni e depositi a ventaglio trovati su Vesta.

Una possibile spiegazione per questo fenomeno, è che Vesta abbia piccole chiazze localizzate di ghiaccio nel sottosuolo che, potrebbe essere stato lasciato da impatti con corpi ghiacciati, come le comete. Impatti successivi, poi, avrebbero riscaldato le pareti del cratere sciogliendo le patch di ghiaccio formate precedentemente.

"Se il ghiaccio è presente anche ora, allora doveva essere sepolto molto in profondità perché Dawn lo potesse rilevare", dice Scully.
D'altra parte, però, diverse mappature della superficie avevano individuato materiale idratato all'interno di alcune rocce, suggerendo che Vesta non è un corpo del tutto asciutto.

In ogni caso, esperimenti condotti presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California, hanno dimostrato che l'acqua dopo tutto non deve essere evaporata così velocemente ed i canaloni hanno impiegato diverso tempo per formarsi: "le particelle sabbiose e rocciose nel flusso hanno rallentato il tasso di evaporazione", aggiunge Scully.