Sulla Terra, la potente magnetosfera del pianeta ci protegge dalle forme più letali di radiazioni, quelle prodotte dai brillamenti solari e dai raggi cosmici galattici, che fluiscono attraverso il Sistema Solare. Gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, a circa 420 chilometri sopra la Terra, ricevono livelli elevati di radiazioni ma sono abbastanza vicini alla Terra da beneficiare ancora un po' della schermatura della magnetosfera, il che permette loro di rimanere in orbita fino ad un anno. Lo stesso non si può dire per gli astronauti che viaggiano oltre la Terra, sulla Luna per esempio, o un giorno, su Marte. I futuri esploratori dello spazio profondo dovranno portare con loro l'opportuna protezione o, come suggerisce il nuovo documento su BioRxiv, farla crescere lungo la strada.

Nel periodo di un anno, la persona media sulla Terra riceve una dose di circa 6,2 mSv, mentre l'astronauta medio sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è esposto a un equivalente di circa 144 mSv; dopo un anno dopo di una missione su Marte, un astronauta avrebbe già accumulato circa 400 mSv”, dice lo studio.

Questi funghi amanti delle radiazioni sopravvivono sulla Terra in luoghi estremi, come il sito della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina. E nello spazio se la cavano altrettanto bene.
Nel 2019, i ricercatori hanno portato alcuni Cladosporium sphaerospermum sulla ISS, per osservare come crescevano in un periodo di 30 giorni e quanta radiazione assorbivano.

L'esperimento ha mostrato che i livelli di radiazione al di sotto di un letto di funghi spesso 1,7 millimetri erano inferiori di circa il 2,17% rispetto al campione di controllo senza funghi. Non solo: i funghi sono anche cresciuti circa il 21% più velocemente di quanto crescessero sulla Terra. Il che significa che i funghi potrebbero davvero fungere da scudo protettivo per gli astronauti.

In ogni caso l'applicazione non è così semplice come sembrerebbe. Il team stima che su Marte, per ridurre i livelli di radiazioni a condizioni simili alla Terra, un habitat dovrebbe essere coperto da uno strato di funghi radiotrofici dello spessore di 2,3 metri. Lo stesso effetto potrebbe essere ottenuto seppellendo l'habitat sotto 3 metri di terra marziana (regolite). Tuttavia, il potenziale delle soluzioni biologiche per superare certe sfide ingegneristiche non è da sottovalutare.

Per il prossimo futuro, gli astronauti faranno affidamento su soluzioni più banali. Nel caso di brillamento solare, i piani di emergenza prevedono il riparo in mezzo al carico di una navicella: maggiore è la massa tra gli astronauti e la radiazione in arrivo, più saranno al sicuro. L'imminente missione Artemis 1 senza equipaggio, che verrà lanciata il prossimo anno, testerà un giubbotto protettivo progettato per ridurre al minimo le dosi di radiazioni ricevute da chi lo indossa. C'è ancora molto lavoro da fare.