Tale motore utilizza una forma di combustione a incremento di pressione con una serie di esplosioni controllate che viaggiano intorno ad un anello alla sua base. Il risultato è un'enorme quantità di spinta proveniente da un motore molto più piccolo rispetto a quelli convenzionali, che utilizza molto meno carburante. Secondo JAXA, ha il potenziale per essere il punto di svolta per l'esplorazione dello spazio profondo.

Prova sul campo

Il 27 luglio, l'agenzia spaziale giapponese ha lanciato nello spazio una coppia di avveniristici sistemi di propulsione per effettuare i primi test. Sono stati lanciati dal Centro Spaziale di Uchinoura a bordo dell'S-520-31, un razzo a stadio singolo in grado di trasportare un carico utile di 100 kg ben al dei sopra di 300 km. Dopo aver recuperato il vettore dall'oceano, il team di ingegneri JAXA ha analizzato i dati e ha confermato il successo della missione: il razzo è giunto a 146 km dalla superficie e, dopo il distacco del primo stadio, il nuovo sistema è salito fino ad un'altitudine stimata di 234,9 km.

Il motore a detonazione rotante è rimasto attivo per sei secondi, mentre un secondo motore a detonazione a impulsi ha funzionato per due secondi per tre volte. Il motore a impulsi utilizza onde di detonazione per bruciare la miscela di carburante e ossidante.

Il motore a detonazione rotante ha prodotto circa 500 Newton di spinta, solo una frazione di quella normalmente prodotta dai motori a razzo convenzionali (lo 0,026% della spinta che è in grado di generare un singolo Raptor-Vacuum della Starship!). Ma secondo la JAXA, il successo del test nello spazio ha notevolmente aumentato la possibilità che il motore a detonazione venga utilizzato in applicazioni pratiche, inclusi motori a razzo per l'esplorazione dello spazio profondo, motori a singolo stadio, a due stadi e altro ancora. I motori potrebbero infatti permetterci di arrivare lontano utilizzando poco carburante e, quindi, trasportando poco peso, una condizione fondamentale nei viaggi interplanetari.

"Mireremo a mettere la tecnologia in uso pratico in circa cinque anni", ha detto il mese scorso al Japan Times Jiro Kasahara, professore dell'Università di Nagoya che sta lavorando sulla tecnologia con JAXA.