Scritto: Sabato, 27 Febbraio 2021 12:42 Ultima modifica: Sabato, 27 Febbraio 2021 14:47

La vita terrestre potrebbe sopravvivere su Marte


Lo studio guidato da un team della NASA e del German Aerospace Center ha utilizzato un approccio unico per testare la vitalità dei batteri su Marte..

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I ricercatori hanno messo alla prova la resistenza dei microrganismi alle condizioni marziane lanciandoli nella stratosfera terrestre. I risultati sono stati pubblicati su Frontiers in Microbiology.

Marte è notoriamente ostile alla vita ma anche la vita sulla Terra può manifestarsi in forme molto resistenti.
Quali sarebbero le conseguenze se nel corso delle missioni marziane, avessimo trasportato microrganismi terrestri sul Pianeta Rosso?
Non solo potremmo aver alterato qualsiasi futura scoperta scientifica ma anche qualsiasi tipo di biosfera esistente o nascente su Marte.
Ma un tale scenario sarebbe possibile? Per scoprirlo, gli scienziati hanno esaminato la resistenza e la risposta di alcuni organismi nostrani.

"Abbiamo testato con successo un nuovo modo di esporre batteri e funghi a condizioni simili a quelle di Marte, utilizzando un pallone scientifico per far volare la nostra attrezzatura sperimentale fino alla stratosfera terrestre", ha riferito Marta Filipa Cortesão, co-autrice del documento. "Alcuni microbi, in particolare le spore della Muffa Nera, sono riuscite a sopravvivere al viaggio, anche se esposte a radiazioni UV molto elevate".

 

Un test di "vitale" importanza

Comprendere la resistenza dei microbi ai viaggi spaziali è fondamentale per il successo delle future missioni.
Quando siamo alla ricerca di vita extraterrestre, dobbiamo essere sicuri che tutto ciò che scopriamo non abbia viaggiato con noi dalla Terra.

"Con missioni a lungo termine con equipaggio su Marte, abbiamo bisogno di sapere come sopravvivrebbero i microrganismi associati all'uomo sul Pianeta Rosso, poiché alcuni potrebbero rappresentare un rischio per la salute degli astronauti", ha detto Katharina Siems, altra autrice del documento. "Inoltre, alcuni microbi potrebbero essere di inestimabile valore per l'esplorazione dello spazio. Potrebbero aiutarci a produrre cibo e rifornimenti di materiali indipendentemente dalla Terra, il che sarà cruciale quando saremo lontani da casa".

La stratosfera terrestre è un ambiente sorprendentemente simile alla superficie marziana, in particolare in termini di radiazione e temperatura. I ricercatori hanno introdotto i batteri in quell'ambiente utilizzando uno strumento chiamato Microbes in Atmosphere for Radiation, Survival and Biological Outcomes experiment (MARSBOx).
"Abbiamo lanciato i microbi nella stratosfera all'interno del payload MARSBOx, che è stato mantenuto alla pressione marziana e riempito di atmosfera marziana artificiale per tutta la missione", ha spiegato Cortesão. "La scatola trasportava due strati campione, con lo strato inferiore schermato dalle radiazioni. Questo ci ha permesso di separare gli effetti della radiazione dalle altre condizioni testate: essiccazione, atmosfera e fluttuazione della temperatura durante il volo. I campioni dello strato superiore sono stati esposti ad oltre mille volte più radiazioni UV rispetto ai livelli che possono causare scottature sulla nostra pelle ".
"Anche se non tutti i microbi sono sopravvissuti al viaggio, un esperimento precedente a bordo sulla Stazione Spaziale Internazionale mostra che la muffa Aspergillus niger, potrebbe essere rianimata dopo il ritorno sulla Terra", ha spiegato Siems.

"I microrganismi sono strettamente collegati a noi; il nostro corpo, il nostro cibo, il nostro ambiente, quindi è impossibile escluderli dai viaggi nello spazio. Usare analogie per simulare l'ambiente marziano, come il pallone MARSBOx nella stratosfera, è un modo davvero importante per aiutarci a esplorare tutte le implicazioni dei viaggi spaziali sulla vita microbica e come possiamo usare queste nozioni per nuove sorprendenti scoperte".

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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