Scritto: Martedì, 12 Maggio 2015 10:43 Ultima modifica: Martedì, 12 Maggio 2015 11:05

La propulsione a curvatura? Ancora lontana!


Nonostante un certo vociferare in rete, arriva la doccia fredda della NASA per tutti i fan di Star Trek: l'Agenzia Spaziale Americana fa sapere che non è in procinto di sviluppare alcun sistema di propulsione per viaggiare più veloci della luce.

Le speranze si erano accese a seguito di una notizia pubblicata sul forum NASASpaceflight.com il 29 aprile scorso.

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La propulsione a curvatura? Ancora lontana!
Credit: NASA/Glenn Research Center

L'articolo riporta che un gruppo del Johnson Space Center della NASA ha testato con successo un sistema di propulsione elettromagnetica (EM) nel vuoto, una tecnologia che sfida le aspettative della fisica classica tra cui la terza legge del moto di Newton in base alla quale "per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria". Nei motori a razzo tradizionali, il flusso di propellente espulso crea una reazione opposta spingendo la navicella in avanti, ma nella cosiddetta EM Drive, microonde saltellanti all'interno di una camera, convertono l'energia elettrica in spinta, senza la necessità di espellere alcun propellente.

Il concetto non è nuovo ma risale al 2001, quando una piccola società inglese, la Satellite Propulsion Research Ltd (SPR), diretta da Roger J. Shawyer aveva avviato un programma di ricerca. Il concetto fu accolto con scetticismo dalla comunità scientifica in quanto, in assenza di espulsione di carburante, non ci sarebbe nulla in gioco per bilanciare la variazione della quantità di moto del veicolo spaziale, se questo fosse in grado di accelerare.

Tuttavia, nel 2010 il prof. Juan Yang iniziò a pubblicare alcuni dati positivi.
La SPR, in quell'occasione, fece notare che se un dispositivo EM fosse installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), potrebbe fornire il delta-v necessario per compensare il decadimento orbitale e quindi eliminare i famosi re-boost.

Nel 2014, un altro gruppo di ricerca guidato dal Dr. Harold “Sonny” White del Johnson Space Center (JSC), aveva presentato i suoi risultati, basati su una spinta EM generata dal “Quantum Vacuum”, ossia il vuoto quantistico (lo stato caratterizzato dal valore minimo dell'energia), in occasione del 50° AIAA/ASME/SAE/ASEE Joint Propulsion Conference a Cleveland, Ohio.

Nessuna di queste simulazioni, però, teneva conto del vuoto dello spazio, fino a quando Paul March, un ingegnere del NASA Eagleworks, non ha riportato che la NASA ha testato con successo la sua EM Drive in una “vacuum chamber”, escludendo così l'ipotesi accreditata che la spinta osservata nei test precedenti, fosse dovuta solo ad effetti di convezione termica. La notizia ha ovviamente scatenato l'interesse di appassionati e scienziati che hanno cercato di partecipare in uno sforzo comune per sviluppare ulteriormente il lavoro e colmare le lacune. Tuttavia, ora la NASA minimizza i risultati e la loro rilevanza per il futuro nei sistemi di propulsione.

"Mentre la ricerca concettuale di metodi innovativi di propulsione da parte di un team presso Johnson Space Center della NASA a Houston ha generato scalpore, questo è solo un piccolo sforzo che non ha ancora prodotto alcun risultato tangibile", hanno dichiarato i funzionari della NASA. "La NASA non sta lavorando sulla tecnologia 'warp drive'", hanno aggiunto.

Tra l'altro, l'innovativo EM Drive sembrerebbe produrre più energia di quanta immessa nel sistema, violando la legge di conservazione dell'energia, in base alla quale, semplificando, l'energia non può essere distrutta o creata.
"E' controverso perché viola la terza legge di Newton", ha dichiarato Brian Koberlein, un astrofisico che studia la relatività generale e astrofisica computazionale.

Koberlein ritiene che eventuali perdite elettromagnetiche nella camera o l'accoppiamento con il campo magnetico terrestre, siano responsabili del risultato apparentemente impossibile.

Di certo, ora molti team esterni sono ansiosi di conoscere esattamente come sono avvenuti gli esperimento per sottoporli a nuove revisioni.

Tuttavia, anche dai post pubblicati sul forum NASASpaceflight.com la situazione non è chiara e non si capisce se il prototipo ha generato una spinta nei diversi test, se lo ha fatto tutte le volte o solo alcune e se tale frequenza è tutt'altro che casuale. Inoltre, sembrerebbe che la spinta prodotta sia appena al di sopra del margine di errore di misura, lasciando i risultati, fino a prova contraria, piuttosto ambigui (si parla di 50 / 70 micronewton, contro 15 / 30 micronewton come margine di errore).

Nel frattempo, il sito space.com riporta di aver provato a contattare direttamente Paul March per alcune domande, il quale, però, ha rimandato al suo capo, Harold "Sonny" White il quale, a sua volta, non è stato disponibile per ora ad un colloquio.

Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi!

Letto: 5749 volta/e Ultima modifica Martedì, 12 Maggio 2015 11:05

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno" (segui su LinkedIn le mie attività professionali).
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

1 commento

  • Comment Link livio Venerdì, 15 Maggio 2015 19:18 posted by livio

    C'é riuscita la NBC, non ci riesce la NASA... BOH!!

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