Scritto: Lunedì, 12 Agosto 2019 08:01 Ultima modifica: Lunedì, 12 Agosto 2019 15:20

2006 QV89 è stato riscoperto! In evidenza


Riscoperto il piccolo asteroide che aveva fatto parlare di se per un rischio di impatto ormai escluso, passerà a distanza "di sicurezza" il 27 Settembre.

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Confronto tra i dati osservativi e gli elementi orbitali calcolati prima e dopo la riscoperta (le cifre non significative sono state rimosse!). Confronto tra i dati osservativi e gli elementi orbitali calcolati prima e dopo la riscoperta (le cifre non significative sono state rimosse!). Source: NASA/JPL/SSD - Processing: M. Di Lorenzo

 Due settimane fa, scrissi sulle rassicurazioni da parte dell'ESA riguardanti l'asteroide 2006 QV89: in base alla mancata osservazione dell'oggetto in una ristretta regione di cielo da parte del telescopio VLT, si poteva escludere la possibilità (comunque remota) che la sua orbita potesse incrociare la Terra, il prossimo 9 settembre. In quella occasione, concludevo augurandomi che 2006 QV89, avvicinandosi a noi, sarebbe stato comunque riscoperto e la sua orbita meglio definita per poter escludere anche altri possibili impatti futuri.

 Ebbene, questo è proprio ciò che è successo, peraltro in anticipo rispetto a quanto era lecito aspettarsi. Già nella notte del 14 luglio, il telescopio franco-canadese CFHT delle isole Hawaii (con specchio di 3.6m) fotografava una stellina di magnitudine 23,2 a circa 3° di distanza dal punto in cui, secondo la vecchia orbita, avrebbe dovuto trovarsi 2006 QV89. In seguito, altre 8 osservazioni compiute tra il 9 e l'11 agosto sia con il CFHT che con il telescopio Schmidt di Calar Alto (sulle Ande), hanno confermato la natura dell'oggetto e hanno permesso di calcolarne l'orbita, risultata compatibile con le vecchie osservazioni risalenti a ben 13 anni fa!

 Adesso 2019 QV89 (che, ricordiamo, ha un diametro stimato tra 23 e 52 metri) è ancora piuttosto debole, con una magnitudine apparente di 21,8 che non cambierà nel corso di questo mese, mentre addirittura si indebolirà a Settembre e diventerà di venticinquesima magnitudine al momento del massimo avvicinamento alla Terra, per effetto dell'elevato "angolo di fase" (in pratica, sarà "in controluce" e prospetticamente vicino al Sole, quindi inosservabile).

 Naturalmente, grazie all'enorme arco temporale ora abbracciato dalle misure astrometriche, le incertezze sull'orbita si sono drammaticamente ridotte. Lo dimostra l'immagine in apertura, dove sono messi a confronto (nella parte bassa) i parametri orbitali prima e dopo la riscoperta; l'aggiunta di sole 9 osservazioni lontane nel tempo ha fatto ridurre di circa 50mila volte l'incertezza sul semiasse maggiore, ora determinato a meno di 600 metri! Naturalmente, il "Condition Code" è sceso da 6 a 0 il che significa che, anche se dovessimo perderlo di vista per una decina d'anni (cosa probabile), stavolta lo ritroveremo a meno di un secondo d'arco dal punto previsto, misurato lungo la sua orbita.

 Il massimo approccio è previsto per le 5:54 (ora italiana) del 27/9, a una distanza di 6927611±143 km, ben 18 volte la distanza lunare. Sicuramente, ulteriori osservazioni rifiniranno ulteriormente questa cifra, soprattutto se verranno utilizzati i radar di Goldstone/Arecibo, ma la precisione attuale avrebbe già permesso, in caso di impatto, di mettere in pre-allarme le autorità locali della zona interessata e preparare la popolazione all'evento; anche senza una evacuazione completa, alcuni accorgimenti avrebbero evitato ingenti danni materiali e forse qualche vittima, in caso di zona densamente popolata (dei possibili effetti contenuti dell'impatto abbiamo già parlato). Questa volta, dunque, la comunità internazionale di osservatori ha dato buona prova di sé, al contrario di quanto è successo per il più pericoloso 2019 OK dove il sistema non ha funzionato, principalmente ingannato dall'eccessiva velocità di avvicinamento dell'asteroide, che viaggiava su un'orbita molto allungata.

 Per quanto riguarda i passaggi futuri, adesso possiamo ragionevolmente affermare che non ci saranno impatti nei prossimi 200 anni; in questo secolo, ci saranno due passaggi piuttosto ravvicinati nel 2032 e nel 2062 (poco oltre i 3 milioni di km dalla Terra, come nel 2006 quando venne scoperto) più altri due simili a quello di quest'anno nel 2045 e nel 2084.

 

Riferimenti:

https://www.minorplanetcenter.net/mpec/K19/K19P85.html

https://ssd.jpl.nasa.gov/sbdb.cgi?sstr=2006%20QV89

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

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