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Un'esplosione su Chury

La timeline delle registrazioni effettuate dai diversi strumenti di Rosetta durante l'esplosione del 19 febbraio 2016.
La timeline delle registrazioni effettuate dai diversi strumenti di Rosetta durante l'esplosione del 19 febbraio 2016. Copyright image: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA; all data from Grün et al (2016)

Il 19 febbraio di quest'anno la sonda dell'ESA Rosetta ha inaspettatamente assistito ad un'esplosione sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, probabilmente causata da una frana.
"Per una felice coincidenza stavamo puntando la maggior parte degli strumenti sulla cometa in quel momento, ottenendo misure simultanee che ci hanno fornito il più completo set di dati mai raccolto", ha commentato nel report Matt Taylor, project scientist della missione.

Alle 09:40 GMT, la wide angle camera di OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) ha ripreso una forte luminosità nella chioma polverosa, svilupparsi da una regione della cometa inizialmente in ombra.

L'outburst di Chury del 19 febbraio 2016 ripreso dalla wide angle camera di OSIRIS.

L'outburst di Chury del 19 febbraio 2016 ripreso dalla wide angle camera di OSIRIS. L'esplosione è originata dalla regione Atum sul grande lobo della cometa.
Le immagini sono state riprese a distanza di mezz'ora l'una dall'altra, dalle 08:40 alle 12:10 GMT.
Copyright ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Nelle due ore successive le firme dello sfogo sono state registrate anche dagli altri strumenti. Ad esempio, tra le 10:00 e le 11:00 GMT Alice ha visto la luminosità ultravioletta della luce solare riflessa dal nucleo e l'aumento della polvere emessa di un fattore di sei, ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis) e RPC (Rosetta Plasma Consortium) hanno rilevato un aumento significativo di gas e plasma attorno al veicolo spaziale. In più MIRO (Microwave Instrument for the Rosetta Orbiter) ha segnato un aumento di temperatura di 30° Celsius nel gas cometario.
Alle 11:15 GMT, GIADA (Grain Impact Analyzer and Dust Accumulator) ha registrato un picco di particelle, con quasi 200 raccolte nelle tre ore seguenti contro il tasso tipico di 3-10 degli altri giorni. Contemporaneamente, anche la narrow angle camera di OSIRIS ha fotografato i grani di polvere emessi durante l'esplosione.
Inoltre, il sistema di navigazione di Rosetta, gli "star tracker" che vengono utilizzati per conoscere il corretto assetto ed orientamento della sonda, hanno registrato un aumento di particelle di polvere luminose dovuto all'esplosione.
Dalla Terra, gli astronomi hanno potuto osservare una chioma più densa nei giorni dopo lo sfogo.

Esaminando tutti i dati raccolti, gli scienziati credono di aver identificato la zona di origine dell'outburst: un ripido pendio sul grande lobo della cometa, nella regione Atum.

La regione Atum da cui è partito lo sfogo del 19 febbraio 2016.

Il ripido pendio della regione Atum da cui è partito lo sfogo del 19 febbraio 2016.
Copyright ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0

Il fatto che l'esplosione sia partita non appena la zona interessata è uscita dall'ombra, suggerisce che le sollecitazioni termiche del materiale in superficie potrebbero aver innescato una frana che ha esposto ghiaccio fresco ed acqua direttamente alla luce del Sole. Il ghiaccio, poi, subito sublimato, ha trascinato con se la nuvola di polveri fotografata da OSIRIS.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

The 19 Feb. 2016 Outburst of Comet 67P/CG: An ESA Rosetta Multi-Instrument Study [abstract]

On 19 Feb. 2016 nine Rosetta instruments serendipitously observed an outburst of gas and dust from the nucleus of comet 67P/Churyumov-Gerasimenko. Among these instruments were cameras and spectrometers ranging from UV over visible to microwave wavelengths, in-situ gas, dust and plasma instruments, and one dust collector. At 9:40 a dust cloud developed at the edge of an image in the shadowed region of the nucleus. Over the next two hours the instruments recorded a signature of the outburst that significantly exceeded the background. The enhancement ranged from 50% of the neutral gas density at Rosetta to factors >100 of the brightness of the coma near the nucleus. Dust related phenomena (dust counts or brightness due to illuminated dust) showed the strongest enhancements (factors >10). However, even the electron density at Rosetta increased by a factor 3 and consequently the spacecraft potential changed from ∼−16 V to −20 V during the outburst. A clear sequence of events was observed at the distance of Rosetta (34 km from the nucleus): within 15 minutes the Star Tracker camera detected fast particles (∼25 m s−1) while 100 μm radius particles were detected by the GIADA dust instrument ∼1 hour later at a speed of ~6 m s−1. The slowest were individual mm to cm sized grains observed by the OSIRIS cameras. Although the outburst originated just outside the FOV of the instruments, the source region and the magnitude of the outburst could be determined.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
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Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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