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Risolto il problema della distanza delle Pleiadi?

Misure estremamente precise effettuate con la tecnica VLBI sembrano dare torto al satellite Hipparcos...

Le pleiadi sono l'esempio più famoso di ammasso stellare aperto, visibile ad occhio nudo nell'emisfero settentrionale e facilmente riconoscibile nella costellazione del Toro. Si tratta in realtà di una associazione stellare molto giovane (100 milioni di anni) e vicina, composta da stelle molto più calde del Sole, ancora immerse in una nebulosa di materia interstellare che ne riflette la radiazione bianco-bluastra.

Pleiadi

Una bella immagine delle Pleiadi nel visibile - Credit: NOAO / AURA / NSF

Questo ammasso riveste un ruolo importante negli studi sull'evoluzione stellare: misurarne direttamente la distanza esatta significa conoscere la luminosità assoluta delle sue giovani stelle e quindi mettere alla prova i modelli disponibili, per poi applicarli anche a stelle più lontane la cui distanza non è direttamente misurabile.

Misura della parallasse

Illustrazione sulla misura di parallasse, ottenuta osservando lo stesso oggetto a distanza di 6 mesi (da punti opposti dell'orbita terrestre) e confrontandone la posizione con oggetti molto più lontani sullo sfondo.
Credit: Alexandra Angelich, NRAO / AUI / NSF

Una misura "diretta" di distanza è possibile attraverso il famoso metodo delle parallassi stellari, basato sul principio della triangolazione geometrica (vedi la figura a lato).

In precedenza, per poter effettuare una misura precisa di parallasse, si era impiegato il satellite Hipparcos, lanciato dall'ESA alla fine degli anni 80 e capace di misurare la posizione di una stella con una precisione dell'ordine di 1 millisecondo d'arco.

Il risultato di questa misura, tuttavia, era decisamente più piccolo di quanto stimato con altri metodi (in particolare, sfruttando l'osservazione di stelle binarie): 390 anni luce anzichè 430; si tratta di una differenza del 10% che può sembrare trascurabile ma non lo è, dal momento che l'errore non dovrebbe superare l' 1%. C'era dunque da capire quale delle due stime, tra loro incompatibili, fosse quella giusta.

Un articolo pubblicato da un team di radioastronomi americani dell'NRAO sembra ora mettere fine a questa annosa questione, dimostrando in modo difficilmente confutabile che le misure di Hipparcos sono affette da un errore la cui natura non è ancora chiara.

Il loro metodo si basa sempre sulla misura di parallasse ma, invece di usare la radiazione visibile, il team ha sfruttato una rete mondiale di radiotelescopi che formano un gigantesco radio-interferometro (VLBI) per osservare le onde radio emesse da un gruppo di 4 stelle appartenenti all'ammasso. Le distanze individuali ottenute in 1 anno e mezzo di osservazioni variano da 440 a 451 anni luce (con incertezze sempre al di sotto dell'1%); combinandole tra loro e tenendo conto anche dell'incertezza sulla reale posizione del centro di massa del sistema, si ottiene una distanza di 444±4 anni luce, in buon accordo con tutte le misure fatte da Terra (escludendo cioè Hipparcos). 

Rimane sempre da capire cosa è successo alle osservazioni fatte dal satellite europeo e perchè si è creato un errore così macroscopico, soprattutto alla luce del fatto che il successore di Hipparcos, il satellite GAIA, ha appena iniziato ad effettuare una mappatura del cielo con un sistema analogo ma molto più preciso e allora un errore simile diventerebbe imperdonabile!

Fonte: https://public.nrao.edu/news/pressreleases/radio-telescopes-settle-controversy

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

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