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Chariklo: l'asteroide con gli anelli!

In queste ultime ore, sembrano arrivare grandi notizie dalle regioni più lontane del nostro Sistema Solare!

Gli scienziati hanno scoperto il primo oggetto non planetario ad avere un proprio sistema di anelli.

La roccia spaziale, Chariklo, un asteroide in orbita intorno al Sole, tra Saturno ed Urano, sfoggia a sorpresa una coppia di anelli, probabilmente un insieme di detriti rimasti in orbita intorno all'asteroide a seguito di una collisione.

Il sistema di anelli di Chariklo

Credit: ESO/L. Calçada/Nick Risinger

In queste ultime ore, sembrano arrivare grandi notizie dalle regioni più lontane del nostro Sistema Solare!

Gli scienziati hanno scoperto il primo oggetto non planetario ad avere un proprio sistema di anelli.

La roccia spaziale, Chariklo, un asteroide in orbita intorno al Sole, tra Saturno ed Urano, sfoggia a sorpresa una coppia di anelli, probabilmente un insieme di detriti rimasti in orbita intorno all'asteroide a seguito di una collisione.

Ma la scoperta potrebbe essere duplice: i ricercatori ritengono, infatti, che Chariklo possieda una luna ancora sconosciuta, in grado di mantenere il sistema stabile.

"Non eravamo alla ricerca di anelli e non pensavamo che corpi piccoli come Chariklo li avessero, quindi la scoperta e l'incredibile quantità di dettagli che abbiamo visto, è arrivata completamente come una sorpresa", ha dichiarato Felipe Braga-Ribas, dell'Osservatorio nazionale del Brasile.

Chariklo, con un diametro di 250 chilometri, è il più grande membro di una classe nota come i Centauri, oggetti in orbita intorno al Sole, troppo piccoli (con una massa troppo bassa) perché la propria gravità li porti ad assumere una forma quasi sferica.

"Questa scoperta indica che la dimensione non è importante per avere o no gli anelli", ha sottolineato Braga-Ribas.

Il 3 giugno 2013, Braga-Ribas ha guidato un team di astronomi nelle osservazioni di Chariklo mentre bloccava la luce di una stella lontana, UCAC4 248-108672, in un transito visibile dall'America meridionale.
Nel momento in cui l'asteroide sarebbe passato davanti alla stella, la squadra avrebbe potuto ottenere maggiori dettagli sull'oggetto.

Un leggero abbassamento della luminosità della stella, prima e dopo l'occultazione vera e propria, però, ha suscitato subito particolare interesse: sembrava che qualcosa fosse in orbita intorno all'asteroide.
Così, confrontando i dati rilevati da ben sette telescopi, tra cui il TRAPPIST all'Osservatorio dell'ESO di La Silla in Cile, l'unico che è stato in grado di vedere lo spazio tra gli anelli grazie alla veloce fotocamera ultrasensibile "Lucky Imager" che ha catturato un video con 10 immagini al secondo, gli scienziati hanno potuto identificare gli anelli, la loro forma, le dimensione e l'orientamento.

Chariklo: sistema di anelli

Credit: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser/Nick Risinger

L'equipe ha scoperto che il sistema è formato da due anelli ben confinati, larghi solo sette e tre chilometri rispettivamente, separati da un ben preciso intervallo di nove chilometri.

Dalla superficie dell'asteroide, "sarebbero due anelli taglienti, davvero luminosi e spettacolari che attraversano tutto il cielo", ha detto Braga-Ribas. "Sarebbero notevolmente vicino, in quanto sono a circa 1/1.000 della distanza della Luna da noi", ha aggiunto.

Braga-Ribas ipotizza che, visti dalla superficie di Chariklo, l'anello più interno potrebbe bloccare la vista di quello più esterno, perché questi anelli sono simili a quelli di Saturno, molto densi, luminosi e composti principalmente da rocce e ghiaccio d'acqua.

"L'intero sistema Chariklo starebbe circa 12 volte nella Divisione di Cassini", spiega Braga-Ribas per avere un confronto.

Una differenza sarebbe, però, nella velocità con cui il materiale orbita intorno al corpo: le particelle di Chariklo viaggiano molto più lentamente, solo alcune decine di metri al secondo, contro le decine di chilometri al secondo di quelle negli anelli di Saturno.

Chariklo, comunque, non sembra avere nulla di speciale rispetto ad altri corpi simili, tanto da far ipotizzare che i sistemi di anelli potrebbero essere molto più diffusi di quanto ipotizzato, anche per oggetti non planetari.

La ricerca è stata pubblicata il 26 marzo sulla rivista Nature.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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