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A poche ore dal perielio la cometa ISON è in difficoltà

E' stata scoperta il 21 settembre 2012 da due astronomi russi, utilizzando l'International Scientific Optical Network di 40 centimetri, vicino a Kislovodsk e da allora, abbiamo seguito la sua appassionante avventura verso il Sole
Il suo primo viaggio dalla nube di Oort verso il Sistema Solare interno è iniziato 10.000 anni fa.

Cometa ISON Fritz Helmut Hemmerich

Credit: Fritz Helmut Hemmerich / spaceweather.com

E' stata scoperta il 21 settembre 2012 da due astronomi russi, utilizzando l'International Scientific Optical Network di 40 centimetri, vicino a Kislovodsk e da allora, abbiamo seguito la sua appassionante avventura verso il Sole
Il suo primo viaggio dalla nube di Oort verso il Sistema Solare interno è iniziato 10.000 anni fa.

Scoperta con notevole anticipo, ha offerto ed offre tuttora, una rara opportunità di osservazione e di studio.

Come tutte le comete, ha un comportamento imprevedibile in grado di fare audience: pronostici più o meno positivi sono stati accompagnati in questi mesi da un reportage fotografico forse senza precedenti.

Ma ora siamo vicini al giorno della verità: il 28 novembre la ISON si troverà al perielio e dovrà affrontare il momento più difficile.

Fin da subito definita la "Cometa del Secolo", sembrava deludere le aspettative fino a metà novembre, quando improvvisi outburst hanno catapultato la sua luminosità alla soglia di visibilità per l'occhio umano.

L'evento aveva generato grande euforia ma allo stesso tempo preoccupazione in quanto la causa poteva essere una parziale frammentazione del nucleo.

L'incremento improvviso dell'attività e la presenza di una sorta di "ali" aveva lasciato perplessi.

Adesso, a poche ore dal perielio, sembra che la circostanza più temuta si stia verificando: dai report online si legge che la produzione molecolare della cometa è scesa drasticamente, mentre è aumentata esponenzialmente la produzione di polveri.
Tali dati potrebbero indicare una completa rottura del nucleo in accordo con quanto riportato nel nostro precedente post "COMETA ISON: IL NUCLEO POTREBBE ESSERSI FRAMMENTATO?":

"Se il nucleo della ISON si è realmente frammentato allora nei prossimi giorni assisteremo a cambiamenti drammatici, come un aumento della luminosità seguito da un'improvvisa diminuzione".

ISON light curve 24 november

Credit: isoncampaign.org

Oltre alle osservazioni amatoriali, anche gli astronomi del telescopio IRAM in Spagna stanno segnalando un brusco cambiamento nella cometa ISON.
"Osserviamo un coerente, rapido sbiadimento delle righe di emissione molecolari tra 21 novembre e 25 novembre di almeno un fattore 20. Ciò può indicare che il nucleo è ora solo marginalmente attivo o che... non esiste più", sottolinea Michal Drahus della Caltech.
Ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

Tuttavia, le osservazioni della ISON, al momento, sono abbastanza impegnative perché la cometa è troppo vicino al Sole. La miglior visuale resta quella delle sonde in orbita come STEREO, SOHO e SDO.

Pochi giorni fa la cometa è entrata nel campo del Heliospheric Imager 1 (HI-1A) a bordo della sonda della NASA STEREO Ahead (STEREO A) e oggi verrà ripresa dalla sonda SOHO.

ISON trajectory SOHO

Credit: NASA/ESA

Dal sito ufficiale si prevede che la ISON è entrata nel campo visivo di LASCO C3 alle 2:00 UT di oggi ed entrerà nel campo visivo C2 alle 13:00 UT di domani, per lasciare C2 alle 23:00 UT sempre di domani e C3 alle 23:00 UT del 29 novembre.

Ma ecco nel dettaglio i prossimi appuntamenti:

• 21 - 28 Novembre: STEREO-A, Heliospheric Imager
• 26 - 29 Novembre: STEREO-B, coronografi.
• 27 - 30 Novembre: SOHO, coronografi.
• 28 - 29 Novembre: STEREO-A, coronografi.
• 28 Novembre: Solar Dynamics Observatory (SDO), per circa 3 ore intorno al perielio.
• 28 Novembre: Hinode (Giappone), X-Ray Telescope, per circa 55 minuti intorno al perielio.

Quando la cometa ISON, domani, attraverserà l'atmosfera del Sole, avrà dalla sua parte la "zona calda" della nostra stella, ossia il lato dove è attivo un gruppo di macchie solari.

Un'espulsione di massa coronale diretta verso la ISON probabilmente non riuscirebbe a distruggere il nucleo perché i CME sono nubi di plasma magnetizzato non molto denso, ma potrebbe avere un effetto drammatico sulla fragile coda.

Da una parte, gli scienziati potrebbero gradire un CME diretto sulla ISON perché offrirebbe la possibilità di studiare le interazioni estreme tra la cometa, il vento solare e i forti campi magnetici.
Si potrebbero rilevare gli effetti anche sulla cometa Encke, in posizione diversa e più distante rispetto alla ISON, per ottenere informazioni tridimensionali su un CME.

Con buona probabilità, l'occasione non mancherà: dalle ultime immagini SOHO LASCO C3 appare un primo CME e nell'ultimo modello iswa.gsfc.nasa.gov inizia ad essere visibile anche la ISON.

Cometa ISON SOHO LASCO C3 cme 

Credit: soho.nascom.nasa.gov 

 cometa ISON space weather

Ora, la ISON sembra avere un periodo di rotazione di 10 ore e viaggia a 112 chilometri al secondo rispetto al Sole: domani raggiungerà i 350 chilometri al secondo e scopriremo se l'elevata velocità riuscirà a salvarle la vita.
Stay tuned!

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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Attività solare - Credit: SDO/HMI / spaceweather.com

Buchi coronali - Credit: SDO/AIA / spaceweather.com

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Aurora - emisfero nord - Credit: NOAA/Ovation

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