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E' ufficiale: la sonda della NASA Voyager 1 ha raggiunto lo spazio interstellare

Una grande notizia è stata pubblicata in queste ultime ore su sito della NASA: è ufficiale, la sonda Voyager 1 è il primo veicolo spaziale costruito dall'uomo ad aver raggiunto lo spazio interstellare.

La sonda, lanciata 36 anni fa, ora si trova a 19 miliardi di chilometri dal nostro Sole, nello spazio profondo.

Voyager 1

Una grande notizia è stata pubblicata in queste ultime ore su sito della NASA: è ufficiale, la sonda Voyager 1 è il primo veicolo spaziale costruito dall'uomo ad aver raggiunto lo spazio interstellare.

La sonda, lanciata 36 anni fa, ora si trova a 19 miliardi di chilometri dal nostro Sole, nello spazio profondo.

Dopo una serie di notizie contrastanti, dati nuovi ed inaspettati indicano che la Voyager 1 viaggia ormai da circa un anno nel plasma, o gas ionizzato, presente nello spazio interstellare.

La Voyager sarebbe dunque in una regione di transizione come ipotizzato nei mesi scorsi ma già oltre il nostro Sistema Solare, immediatamente al di fuori della bolla solare, dove però alcuni effetti della nostra stella sono ancora evidenti.

"Ora che abbiamo nuovi dati chiave, crediamo che questo sia lo storico salto del genere umano nello spazio interstellare", ha dichiarato Ed Stone, scienziato del progetto Voyager presso il California Institute of Technology di Pasadena.
"Il team della Voyager 1 era desideroso da tempo di analizzare queste osservazioni e dar loro un senso. Ma ora siamo in grado di rispondere alla domanda che tutti si stavano ponendo: siamo arrivati? Si, lo siamo".

La Voyager 1 rilevò già nel 2004 la pressione dello spazio interstellare sull'eliosfera, la bolla di particelle cariche che circonda il Sole e va ben oltre i pianeti esterni.

Ma la sonda non dispone di un sensore per il plasma così gli scienziati dovevano trovare un metodo alternativo per determinare la sua posizione.

Un espulsione di massa coronale, con una massiccia raffica di vento solare e campo magnetico, scoppiata dal Sole a marzo 2012, ha fornito loro i dati di cui avevano bisogno.

Ci sono voluti 13 mesi affinché gli effetti arrivassero fino alla Voyager 1, quando ad aprile 2013, il plasma attorno al veicolo spaziale ha iniziato a vibrare come una corda di violino.

Il passo delle oscillazioni ha aiutato i ricercatori a determinare la densità del plasma: la sonda era immersa in un plasma denso oltre 40 volte rispetto a quello incontrato nello strato esterno dell'eliosfera.
Una densità possibile solo nello spazio interstellare.

Altre deboli oscillazioni risalenti ad eventi del mese di ottobre e novembre 2012, hanno permesso di avere la conferma definitiva: la Voyager 1 è il primo veicolo costruito dall'uomo ad essere entrato nello spazio profondo.

I nuovi dati sul plasma sono coerenti con bruschi e durevoli cambiamenti nella densità di particelle energetiche rilevati il 25 agosto 2012.

Così, la squadra della Voyager ha assunto tale data per segnare l'arrivo nello spazio interstellare.

Naturalmente una nuova avventura è appena iniziata e il team si aspetta che la sonda invierà dati fino al 2020, anche se i segnali emessi sono molto deboli, appena 23 watt.
Con il tempo, i segnali che arriveranno a Terra, saranno appena una frazione di un miliardo di miliardesimo di watt.

I dati provenienti dagli strumenti della Voyager 1 vengono trasmessi a Terra a 160 bit al secondo, catturati dal Deep Space Network della NASA.

Viaggiando alla velocità della luce, un segnale dalla Voyager 1 ci impiega circa 17 ore per raggiungere il nostro pianeta.

Gli scienziati non sanno quando Voyager 1 raggiungerà la parte più tranquilla dello spazio interstellare, cioè dove non si percepirà più alcuna influenza del nostro Sole. Non sanno neppure quando sarà la Voyager 2 ad entrare nello spazio profondo ma credono che non sia poi così lontano.

"La Voyager è coraggiosamente andata dove nessuna sonda è mai giunto prima, segnando una delle conquiste tecnologiche più significative negli annali della storia della scienza, e l'aggiunta di un nuovo capitolo nei sogni scientifici umani", ha dichiarato John Grunsfeld, amministratore associato della NASA per scienza a Washington.

Lo studio è stato pubblicato lo scorso giovedì sulla rivista Science.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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