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L'ultimo ricordo da Hitomi

Immagine del del cluster Perseo presa dal satellite della NASA Chandra X-ray, con sovrapposti i dati rilevati da Hitomi che mostrano i raggi X emessi da ferro e nichel nel gas caldo tra le galassie
Immagine del del cluster Perseo presa dal satellite della NASA Chandra X-ray, con sovrapposti i dati rilevati da Hitomi che mostrano i raggi X emessi da ferro e nichel nel gas caldo tra le galassie Crediti: Hitomi Collaboration / JAXA / NASA / ESA / SRON / CSA

Il satellite giapponese ASTRO-H (“Hitomi”) è riuscito a raccogliere dati preziosi su un ammasso di galassie a 250 milioni di anni luce di distanza, poco prima di finire in pezzi.

Lanciato il 17 febbraio 2016 alle 9:45 ora italiana dal Tanegashima Space Center nel sud-ovest del Giappone, Hitomi aveva smesso di comunicare il 25 marzo 2016, poco prima di entrare nel vivo delle operazioni scientifiche. In un primo momento l'Agenzia Spaziale Giapponese JAXA aveva tentato un recupero ma, dopo aver analizzato la situazione, ha dovuto rinunciare lasciando che il satellite da quasi 300 milioni di dollari bruciasse rientrando in atmosfera.

ASTRO-H era un gioiello dedicato alle osservazioni astronomiche, dotato di quattro telescopi in raggi X (due per gli Hard X-ray che operavano tra i 500 e gli 80.000 elettronvolt e due per i Soft X-ray che operavano tra i 300 e i 12.000 elettronvolt) e un rilevatore di raggi gamma (Soft Gamma-ray Detector, fra i 4.000 e i 600.000 elettronvolt). Per le sue peculiarità, dopo il lancio era stato ribattezzato "Hitomi" che in giapponese significa occhio, pupilla. Nella sua vita operativa, avrebbe dovuto osservare una vasta gamma di fenomeni: dai forti campi magnetici, alla materia oscura e l'evoluzione dei buchi neri super-massicci. Purtroppo nulla è avvenuto secondo i piani ma non tutto è andato perso.

Mentre il satellite metteva a punto i suoi strumenti, è riuscito ad osservare, con un tempo di esposizione 2,7 giorni l'ammasso di galassie di Perseo e quei dati sono stati salvati dagli scienziati poco prima della sua scomparsa.

Perseo contiene più di un migliaio di galassie, il che lo rende una delle più imponenti strutture dell'Universo.
Hitomi ha studiato il gas gorgogliante tra le galassie, i suoi moti caotici e turbolenti. Le informazioni rilevate, analizzate da un gruppo di astronomi guidati dall’Università di Waterloo e pubblicate sulla rivista Nature, mostrano che i gas caldi tra le galassie all'interno del cluster viaggiano ad una velocità inferiore, 540.000 chilometri orari, ed in modo meno turbolento di quanto si pensasse.

Questa è una buona notizia per i cosmologi che osservano gli ammassi per studiare l'evoluzione dell'Universo nel corso del tempo: la dimensione del cluster viene stimata misurando la luminosità del suo gas in raggi X ed assumendo una turbolenza trascurabile, come mostrato da Hitomi almeno in questo caso. Ma i bassi livelli di turbolenza significano anche che c'è ancora qualcosa che manca dalla nostra comprensione delle regioni interne dell'MMaao di Perseo.

Pensiamo che i buchi neri supermassicci agiscano come termostati, regolando la crescita delle galassie", ha detto Brian McNamara, a capo dello studio. "Ogni volta che un po’ di gas cade in un buco nero, questo rilascia un’enorme quantità di energia. È così che si creano le bolle che rendono caldo il plasma attorno alle galassie".

Queste, però, per Hitomi erano osservazioni di test e quindi il satellite non ha misurato l'energia su tutta la gamma delle sue capacità: lo spettro pubblicato su Nature si estende solo da 5.5 keV a 8.5 keV.
Particolarmente interessante sarebbe stata la parte dello spettro a circa 3.5 keV dove un gruppo di ricerca ha recentemente identificato un segnale spettrale misterioso che potrebbe venire dalla materia oscura.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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