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Hubble: l'Universo si espande più velocemente del previsto

Per calibrare le distanze relativamente brevi, gli astronomi hanno osservato le variabili Cefeidi, stelle “pulsanti” che cambiano periodicamente la loro luminosità. Poiché il tempo che intercorre tra due momenti di massima luminosità è costante, si può risalire alla loro luminosità reale che, confrontata con quella apparente, fornisce preziose informazioni sulla distanza. Grazie alla  Wide Field Camera 3 (WFC3) del telescopio Hubble questa misura è stata estesa con maggiore precisione attraverso la Via Lattea. Le Cefeidi sono state utilizzate in combinazione con le supernovae di tipo Ia, che hanno sempre la stessa luminosità intrinseca e sono anche abbastanza brillanti da essere vista a distanze relativamente grandi.
Per calibrare le distanze relativamente brevi, gli astronomi hanno osservato le variabili Cefeidi, stelle “pulsanti” che cambiano periodicamente la loro luminosità. Poiché il tempo che intercorre tra due momenti di massima luminosità è costante, si può risalire alla loro luminosità reale che, confrontata con quella apparente, fornisce preziose informazioni sulla distanza. Grazie alla Wide Field Camera 3 (WFC3) del telescopio Hubble questa misura è stata estesa con maggiore precisione attraverso la Via Lattea. Le Cefeidi sono state utilizzate in combinazione con le supernovae di tipo Ia, che hanno sempre la stessa luminosità intrinseca e sono anche abbastanza brillanti da essere vista a distanze relativamente grandi. Crediti: NASA,ESA, A. Feild (STScI), and A. Riess (STScI/JHU)

Grazie al telescopio spaziale Hubble, gli astronomi hanno misurato la distanza delle stelle in diciannove galassie vicine e lontane, scoprendo che l'Universo si sta espandendo tra il cinque ed il nove per cento più velocemente di quanto precedentemente calcolato. Una discrepanza significativa rispetto al tasso previsto per il periodo dell'Universo neonato.

"Questa scoperta sorprendente può essere un importante indizio per comprendere quelle parti misteriose dell'Universo che costituiscono il 95% del tutto e non emettono luce come l'energia oscura, la materia oscura e la radiazione oscura", ha spiegato nel report il premio nobel Adam Riess dello Space Telescope Science Institute e della Johns Hopkins University.

Una possibile spiegazione per questa inaspettata e rapida espansione sarebbe un nuovo tipo di particella subatomica che potrebbe aver cambiato l'equilibrio dell'energia nell'Universo primordiale, la radiazione oscura.

Grazie ai nuovi dati, la squadra è riuscita a raffinare il valore della costante di Hubble (ossia quel numero che misura la velocità di espansione dell'Universo) con una precisione senza precedenti, riducendo l'incertezza al 2,4 per cento. Il valore attuale è 73,02 chilometri al secondo per megaparsec (dove un megaparsec è equivalente a 3,26 milioni di anni luce), un numero in netto contrasto con le misurazioni del satellite Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP) della NASA e Planck dell'ESA sul tasso di espansione subito dopo il Big Bang.

La squadra sta continuando a usare Hubble con l'obiettivo di ridurre ulteriormente l'incertezza della costante. Il loro obiettivo è quello di raggiungere appena l'1 per cento.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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