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Dalla missione Kepler confermati 1.284 nuovi pianeti extrasolari

Dalla missione Kepler confermati 1.284 nuovi pianeti extrasolari
Crediti: NASA/W. Stenzel

Con l'ultimo annuncio della NASA, il numero dei pianeti extrasolari confermati è aumentato almeno del 60 per cento. Grazie alla missione Kepler sono stati convalidati altri 1.284 nuovi strani mondi di cui almeno 9, probabilmente rocciosi, potrebbero sostenere la vita come la conosciamo.

"Questo annuncio raddoppia abbondantemente il numero di pianeti confermati da Kepler", ha detto Ellen Stofan, scienziato capo della NASA a Washington. "Questo ci da la speranza che da qualche parte là fuori, attorno ad una stella simile alla nostra, potremo finalmente scoprire un'altra Terra".

L'analisi è stata effettuata nel catalogo di 4.302 pianeti candidati a partire da luglio 2015.

Per 1.284 candidati la possibilità di essere un pianeta è superiore al 99 per cento.
Tra questi, 550 sarebbero rocciosi di cui
9 posizionati all'interno della zona abitabile della loro stella, ossia alla giusta distanza perché possa esistere l'acqua allo stato liquido sulla loro superficie.

Altri 1.327 potrebbero non essere pianeti reali e richiedono quindi ulteriori studi.
I restanti 707 segnali potrebbero, invece, essere riconducibili a qualche fenomeno astrofisico.

"Prima di lanciare il telescopio Kepler, non sapevamo se gli esopianeti fossero rari o comuni nella galassia ma ora, grazie a Kepler ed ai ricercatori, sappiamo che ci potrebbero essere più pianeti che stelle", ha dichiarato Paul Hertz, direttore della Divisione Astrofisica al quartiere generale della NASA.

Kepler rileva i pianeti extrasolari con il metodo del transito, ossia osserva la diminuzione di segnale nella luminosità della stella quando l'ipotetico pianeta ci passa davanti, proprio come ha fatto Mercurio transitando davanti al Sole il 9 maggio.
Dalla scoperta dei primi pianeti extrasolari più di due decenni fa, i ricercatori hanno messo a punto metodi laboriosi per la verifica. Questo annuncio, ad esempio, non si basa su uno studio diretto con osservazioni di follow-up ma è su base statistica, un metodo che può essere applicato su molti candidati simultaneamente. In pratica, complesse simulazioni al computer determinano la probabilità che un particolare tuffo di luminosità nella stella sia stato causato da un pianeta, piuttosto che da una nana bruna o altri fenomeni.

Dopo aver monitorato per quattro anni 150.000 stelle nella stessa porzione di cielo, nella costellazione del Cigno, dal 2014 Kepler sta affrontando la missione K2 (Kepler-2) con osservazioni sul piano dell'eclittica.
Nel 2018, il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) utilizzerà sempre il metodo del transito per monitorare 200.000 luminose stelle vicine alla ricerca di pianeti grandi come la Terra o super-Terre.

FALSE POSITIVE PROBABILITIES FOR ALL KEPLER OBJECTS OF INTEREST: 1284 NEWLY VALIDATED PLANETS AND 428 LIKELY FALSE POSITIVES [abstract]

We present astrophysical false positive probability calculations for every Kepler Object of Interest (KOI)—the first large-scale demonstration of a fully automated transiting planet validation procedure. Out of 7056 KOIs, we determine that 1935 have probabilities <1% of being astrophysical false positives, and thus may be considered validated planets. Of these, 1284 have not yet been validated or confirmed by other methods. In addition, we identify 428 KOIs that are likely to be false positives, but have not yet been identified as such, though some of these may be a result of unidentified transit timing variations. A side product of these calculations is full stellar property posterior samplings for every host star, modeled as single, binary, and triple systems. These calculations use vespa, a publicly available Python package that is able to be easily applied to any transiting exoplanet candidate.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

2 commenti

  • Link al commento Marco Di Lorenzo (DILO) Venerdì, 13 Maggio 2016 16:27 inviato da Marco Di Lorenzo (DILO)

    Luigi, data l'enorme differenza di distanza dei vari oggetti astronomici, esistono innumerevoli metodi di misura molto diversi tra loro. Nel sistema solare si sono usati a lungo i metodi di parallasse (o triangolazione basata sulla rotazione terrestre) e la terza legge di Keplero, ma oggi esistono anche le misure dirette fatte con i radar e le sonde interplanetarie (vedi ad esempio http://aliveuniverse.today/rubriche/approfondimenti/1462-l-unita-astronomica-prima-parte). Per le stelle vicine si usa la parallasse dovuta stavolta al moto della Terra attorno al Sole (http://aliveuniverse.today/rubriche/approfondimenti/918-la-missione-di-gaia-prima-parte) mentre per le stelle lontane e le galassie vicine si usano in genere stime della luminosità assoluta basate su correlazioni ben note con il tipo spettrale (o temperatura) o periodo di variabilità (cefeidi e RR Lyrae). Infine, per galassie lontane e ammassi di galassie ci si basa sulla luminosità di nove e supernove oppure sullo spostamento verso il rosso delle righe spettrali tramite la legge di Hubble (http://aliveuniverse.today/rubriche/approfondimenti/1215-lo-spostamento-verso-il-rosso). Ultimamente si stanno affermando nuovi metodi, come quello basato sulla dispersione dei segnali radio da parte della materia interstellare (usato spesso sulle Pulsar) oppure sui tempi di arrivo di raggi di luce deviati da lenti gravitazionali su grande scala. Questi metodi indiretti sono in genere poco precisi e possono fornire incertezze del 10% o più...

  • Link al commento Luigi Santoro Giovedì, 12 Maggio 2016 12:57 inviato da Luigi Santoro

    Come si determina la distanza di un qualsiasi corpo celeste dalla Terra? Quali strumenti vengono adoperati per una precisa misurazione della stessa?
    Ringrazio anticipatamente per la risposta,

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