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La strana famiglia di pianeti extrasolari

La strana famiglia di pianeti extrasolari
Credit: C. Carreau / ESA

Un gruppo di astronomi del Harvard–Smithsonian Center for Astrophysics (CfA),Dave Latham, David Kipping, Matthew Payne, David Sliski, Lars Buchhave, Gilbert Esquerdo, Michel Calkins e Perry Berlind, ha scoperto due nuovi pianeti extrasolari giganti intorno a una stella evoluta, Kepler 432, che ha massa pari a 1,35 masse solari e una età di 3,5 miliardi di anni.

Circa un terzo dei pianeti noti sono più massicci di Giove. Attualmente ne sono stati scoperti 565 e circa un quarto di essi orbita molto vicino alla propria stella madre, con periodi inferiori ai dieci giorni. Riscaldati dalla radiazione stellare, sono chiamati gioviani caldi ("hot Jupiters").

Tuttavia, nonostante la vasta e diversificata popolazione di pianeti extrasolari giganti noti, solo due di loro orbitano intorno ad una anziana stella evoluta. Come e perché si trovino lì è ancora un mistero: forse hanno migrato nel tempo da zone più remote del loro sistema planetario, o forse sono nati in loco. D'altra parte, le stelle giunte verso la fine del loro ciclo vitale si raffreddano e cambiano diametro, inghiottendo i pianeti più vicini.

I due nuovi mondi si chiamano Kepler-432b, che ha una massa pari a 5,4 masse gioviane ed orbita ogni 52,5 giorni intorno alla sua stella madre, e Kepler-434c, di 2,4 masse gioviane, con un'orbita in 406 giorni.
La loro stella, Kepler 432, che ha appena terminato la sua fase stabile, ha iniziato ad espandersi.

Il pianeta più interno è particolarmente curioso: non è molto irradiato o caldo, a differenza dei tipici hot Jupiters; la sua orbita è molto eccentrica (il che significa che la sua distanza dalla stella varia notevolmente lungo il percorso) e ciò potrebbe indicare una migrazione; il suo asse di rotazione è molto allineato a quello della stella, situazione non comune, invece, nel caso di esopianeti migrati.

Questi risultati mostrano ancora una volta la notevole gamma di proprietà e di possibili meccanismi di formazione nei pianeti extrasolari: Kepler-432b potrebbe essere un caso atipico o, per così dire, la norma e rappresentare una classe di pianeti che riescono a sopravvivere fino a tarda età molto vicini alla loro stella (anche se gli astronomi ritengono che i suoi giorni siano contati ed esisterà solo per un altro centinaia di milioni di anni).

Riferimenti:
- Kepler-432: a red giant interacting with one of its two long period giant planets

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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2 commenti

  • Link al commento Marco Di Lorenzo (DILO) Giovedì, 28 Maggio 2015 22:22 inviato da Marco Di Lorenzo (DILO)

    Marco, quello che dici è sostanzialmente corretto. Stiamo osservando solo la "punta di un Iceberg", cioè i pianeti più facili da scoprire perchè grandi e piuttosto vicini alle loro stelle, oppure perchè passano casualmente davanti ad esse. Se teniamo conto di questi effetti selettivi sulle osservazioni, la statistica ci dice che la frequenza di sistemi planetari è elevatissima e probabilmente la maggior parte delle stelle possiede un qualche sistema planetario!

  • Link al commento marco Martedì, 26 Maggio 2015 11:31 inviato da marco

    Mi sembra doveroso aggiungere che la casistica del tipo di pianeti trovati fin'ora non è assolutamente rappresentativa di tutto quello che gira attorno ad una stella. Semplicemente potrebbe voler dire che in base alla tecnica usata fin'ora questi sono i più facili da scoprire, no? Altra domanda, con la tecnica del transito, come si può mai riuscire a speculare sulla rotazione del pianeta sul proprio asse, se alla fine vediamo soltanto una riduzione periodica della luce della stalla al passaggio del pianeta. Ultima cosa, è stato mai fatto un calcolo statistico di quanti pianeti potrebbero esserci, mettendoci dentro quelli che abbiamo trovato sul numero totale di stelle osservate, ma anche la probabilità che il nostro punto di vista sia "buono" per vedere il pianeta passarci davanti, la sensibilità della nostra tecnologia... sarebbe interessante. Qualcosa mi dice che potrebbe venir fuori che ci siano piccolissime probabilità che una stella non abbia un sistema di pianeti intorno! :)

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