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SOFIA studia i resti delle supernove

La nube SNR Sgr A Est è tracciata in raggi X (blu); l'emissione radio (rosso) indica l'espansione delle onde d'urto che si scontrano con le nubi interstellari circostanti (verde); in bianco, la polvere calda sopravvissuta.
La nube SNR Sgr A Est è tracciata in raggi X (blu); l'emissione radio (rosso) indica l'espansione delle onde d'urto che si scontrano con le nubi interstellari circostanti (verde); in bianco, la polvere calda sopravvissuta. Credit: NASA/CXO/Herschel/VLA/Lau et al

Grazie a SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy), un telescopio infrarosso a bordo di un Boing 747SP ampiamente modificato, gli astronomi hanno potuto studiare la polvere di un'antica supernova, trovando interessanti collegamenti con la formazione planetaria.

"La polvere è un elemento molto importante perché è il materiale che forma le stelle ed i pianeti, come il Sole e la Terra; è fondamentale sapere da dove arriva", ha detto Ryan Lau, della Cornell University, autore della ricerca pubblicata il 16 marzo sulla rivista Science Express. "Il nostro lavoro rafforza fortemente la teoria che le supernove hanno prodotto la polvere vista nelle galassie dell'Universo primordiale".

Old supernova dust factory revealed at the Galactic center [abstract]

Dust formation in supernova ejecta is currently the leading candidate to explain the large quantities of dust observed in the distant, early Universe. However, it is unclear whether the ejecta-formed dust can survive the hot interior of the supernova remnant (SNR). We present infrared observations of ~0.02 Formula of warm (~100 K) dust seen near the center of the ~10,000 yr-old Sgr A East SNR at the Galactic center. Our findings signify the detection of dust within an older SNR that is expanding into a relatively dense surrounding medium (ne ~ 100 cm−3) and has survived the passage of the reverse shock. The results suggest that supernovae may indeed be the dominant dust production mechanism in the dense environment of early Universe galaxies.

Una delle grandi domande è perché le galassie che si sono formate circa 1 miliardo anni dal Big Bang contengono tanta polvere. La teoria principale è che le supernove, ossia le stelle che esplodono alla fine della loro vita, rilascino una grande quantità di materiale arricchito di metalli che, a sua volta, ospita elementi chiave come silicio, ferro e carbonio.

Gli astronomi hanno esaminato la Supernova Remnant Sagittarius A East (SNR Sgr A East), che fa parte della radiosorgente Sagittarius A al centro della Via Lattea ed è probabilmente ciò che rimane di un'esplosione avvenuta tra i 10.000 ed i 100.000 anni fa.

L'ambiente intorno è estremamente turbolento perciò, in assenza di conferme dirette, gli scienziati si sono chiesti se le particelle di polvere e fuliggine siano in grado di sopravvivere quando la potente onda d'urto si è scontrata con il gas e la polvere interstellare.
La fotocamera FORCAST (Faint Object Infrared Camera Telescope) a bordo di SOFIA ha trovato prove concrete:
"La polvere è sopravvissuta all'assalto successivo delle onde d'urto della supernova ed ora scorre nel mezzo interstellare dove può diventare 'seme' per nuove stelle e pianeti", ha spiegato Lau. I resti di SNR contengono "abbastanza polvere per fare 7.000 Terre", ha aggiunto.

L'indagine non è stata semplice ed ha richiesto osservazioni in infrarosso con esposizioni molto lunghe per scrutare attraverso le nubi interstellari e rilevare la radiazione emessa dalla polvere della supernova.

SOFIAQuesti risultati mostrano che, la grande quantità di polvere osservata nelle giovani lontane galassie, può essere stata prodotta dalle esplosioni delle prime stelle massicce. La scoperta è anche un fiore all'occhiello per SOFIA, dimostrando che le osservazioni all'interno della Via Lattea "possono aiutare la nostra comprensione dell'evoluzione delle galassie a miliardi di anni luce di distanza", ha detto Pamela Marcum, scienziato del progetto SOFIA presso l'Ames Research Center di Moffett Field, in California.

SOFIA ha iniziato la sua missione il 26 maggio 2010 ed è un progetto congiunto della NASA e del German Aerospace Center (DLR). E' un telescopio riflettore con un diametro effettivo di 2,5 metri.

 

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Dal 2009 elaboro le immagini raw delle missioni spaziali insieme a Marco Faccin ed ho creato questo blog ad agosto 2012, in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte.
Per lavoro mi occupo di digital advertising, web e video analytics presso Shiny (SV – Italia) ma passo la maggior parte del tempo libero su questo sito e tra i cataloghi delle foto scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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