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Terzo successo della SpaceX: il primo stadio del Falcon 9 centra la nave drone

SpaceX: atterraggio sulla nave-drone, 27 maggio 2016.
SpaceX: atterraggio sulla nave-drone, 27 maggio 2016.

La SpaceX ce la fa ancora. Il 27 maggio, in occasione del lancio del satellite per le telecomunicazioni Thai ed il suo trasferimento in orbita geostazionaria (GTO, geostationary transfer orbit), il primo stadio del Falcon 9 è atterrato con successo 9 minuti più tardi sulla nave-drone "Of Course I Still Love You", 680 chilometri al largo delle coste della Florida nell'Oceano Atlantico.

Il lancio è avvenuto dallo Space Launch Complex 40 della Cape Canaveral Air Force Station, in Florida, alle 21:40 GMT.
Dopo 2,5 minuti i due stadi del razzo si sono separati ed il primo ha iniziato le accensioni per tornare sulla Terra.

SpaceX lancio 27 maggio 2016

Crediti: SpaceX

Questa volta il successo non era affatto a portata di mano: l'orbita geostazionaria è piuttosto lontano dalla Terra ed il rientro del Falcon 9, quindi, è stato "caldo e veloce", ha commentato la SpaceX via Twitter.

"Rocket landing speed was close to design max & used up contingency crush core, hence back & forth motion. Prob ok, but some risk of tipping", ha commentato Elon Musk, CEO fondatore della SpaceX, su Twitter.

Dopo il primo atterraggio riuscito sulla terraferma a dicembre 2015, questo successo è il terzo in mare, dopo l'invio della Dragon verso la ISS del 16 aprile 2016 ed il lancio del satellite giapponese per le comunicazioni JCSAT-14 del 6 maggio. Il primo, però, era avvenuto a velocità molto più basse: il cargo, infatti, era stato spinto nella bassa orbita terrestre a circa 386 chilometri di quota, contro i 35.800 chilometri dell'orbita geostazionaria.

La SpceX non è sola compagnia a puntare ad una tecnologia riutilizzabile.
La Blue Origin, la società gestita dal fondatore di Amazon.com Jeff Bezos, ha lanciato e fatto atterrare con successo il suo razzio New Shepard dopo voli suborbitali, per tre volte da novembre 2015 di cui l'ultima il 3 aprile di quest'anno.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
In cerca di una nuova occupazione, negli ultimi anni mi sono occupata di digital advertising, web e video analytics.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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1 commento

  • Link al commento Claudio Costerni Domenica, 29 Maggio 2016 15:53 inviato da Claudio Costerni

    La frase di Elon Musk significa:

    "la velocità di atterraggio sarà molto vicina a quella limite di progetto nella quale interviene il "crush core" per il movimento di avanti-indietro [su-giù].
    Probabilmente andrà bene, tuttavia il rischio di ribaltamento c'è"
    -----
    Nel primo stadio c'è un unità deformabile di alluminio (il crush core) con una struttura a nido d'ape ed è utilizzata per ciascun attuatore telescopico delle gambe.
    Serve ad assorbire gli urti più forti nel momento del touch down quando la velocità è eccessiva. 
    Nel progetto di riutilizzo dei primi stadi del vettore Falcon 9, questo crush core è uno degli elementi facilmente sostituibili prima del volo successivo; se il primo stadio effettua un atterraggio troppo violento il crush core, assorbendo l'energia in eccesso, si deforma ed evita danni strutturali più importanti.

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