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Curiosity si avvicina a Vera Rubin Ridge

Il rover della NASA Curiosity sta raggiungendo un interessante affioramento di ematite, sulle pendici del Monte Sharp, lungo il lato orientale delle dune Bagnold. Leggi tutto

Cercando la vita su Marte: dalle Viking a Curiosity fino a AstroBioNibbler

  • Domenica, 10 Marzo 2013 10:11
  • Scritto da  Redazione
CURIOSITY sol 182 MAHLI drill
CURIOSITY sol 182 MAHLI drill "Courtesy NASA/JPL-California Institute of Tecnology" processing 2di7 & titanio44

Il prossimo martedì, alle 19:00 ora italiana, la NASA ha fissato una conferenza stampa sui risultati delle prime analisi del campione di roccia marziana, John Klein, prelevato da Curiosity con la prima perforazione.

Secondo un report pubblicato su space.ref, voci di corridoio farebbero pensare che Curiosity abbia trovato carbonio organico su Marte, ossia un ingrediente chiave per la vita.

Forse, spiega il sito, il fatto che, un giorno prima dell'annuncio del briefing, la NASA abbia pubblicato sul suo portale un video dal titolo "Why is Curiosity Looking for Organics?" ("Perchè Curiosity cerca molecole organiche?"), potrebbe essere un indizio.

Il video si coclude dicendo:
If Curiosity finds organics, it wouldn't prove life existed, but it sure would improve the odds that Mars once had the right ingredients for life.
[Se Curiosity trova molecole organiche, non proverebbe che la vita esiste ma è certo che migliorerebbe le probabilità che Marte una volta aveva gli ingredienti giusti per la vita.]

Tuttavia, vi sono diversi tipi di carbonio: se il SAM lo avesse rilevato, il passo successivo sarebbe quello di identificarlo con precisione.

La prossima conferenza stampa arriva a pochi giorni di distanza dal problema manifestatosi alla memoria flash del computer principale (side-A) lo scorso 28 febbraio, forse causato da un raggio cosmico.
Un secondo stop, il 6 marzo, aveva messo il rover in standby per precauzione, quando una tempesta solare, scatenata da un'esplosione di massa coronale (CME) il 5 marzo, ha iniziato a colpire il Pianeta Rosso il 7 marzo (sol 207 della missione Curiosity).

Il lavoro di diagnostica in una simulazione di test al JPL indicava che l'evento aveva coinvolto una posizione di memoria corrotta sul computer side-A, usata per allocare dei file.

La strada scelta dal team per risolvere l'anomalia è stata quella di passare il controllo completo sul computer side-B, che quindi ora diventerà il computer principale, in modo da correggere il problema di scrittura diagnosticato su side-A e utilizzare quest'ultimo come unità di backup.

Le operazioni di ripristino dovrebbero terminare la prossima settimana, con la conseguente ripresa delle normali attività scientifiche.

Il problema verificatosi, anche se risolvibile, lascia sicuramente un po' perplessi, soprattutto se la causa fosse realmente stata un raggio cosmico come ipotizzato. Questo, perchè Curiosity, non solo ha una coppia di computer cinque volte più potenti di quelli in dotazione ai Mars Exploration Rover Spirit e Opportunity ma, soprattutto, perchè le componenti hardware sono appositamente progettate per resistere a svariate dosi di radiazioni e non è mai successo che le loro difese venissero intaccate. Questo sarà sicuramente un ulteriore motivo di preoccupazione per il team di missione anche in futuro.

Tuttavia, poco prima dei problemi al computer, il braccio robotico del rover, era riuscito a consegnare una seconda dose di polvere della roccia John Klein, al Sample Analysis at Mars (SAM).

Il SAM ha riscaldato questo secondo campione a circa 2.000° Fahrenheit (1.093° Celsius), con un profilo di temperatura diverso rispetto alla prima porzione (scaldata a 835 gradi Celsius), questo per ottenere maggior precisione di analisi.

Inoltre, prima dell'imprevisto, Curiosity era riuscito a trasmettere a Terra anche i risultati della seconda analisi del SAM e quelli sul primo campione consegnato alla Chemistry and Mineralogy (CheMin).

Sempre secondo il sito space.ref sarebbe indicativo il fatto che questo briefing, a differenza del primo, organizzato per comunicare i risultati dell'analisi della polvere marziana prelevata con lo scoop ("Curiosity a Rocknest: ecco i risultati delle prime analisi", "Su Marte una chimica complessa: gli attesi risultati del SAM, presentati all'AGU"), non sarà telefonico ma si terrà nella sede centrale della NASA a Washington e verrà trasmessa in diretta tv.

Diversamente, si era ipotizzato che, se il SAM avesse trovare carbonio organico, la scoperta non sarebbe stata immediatamente divulgata ma riservata fino al 44° Lunar and Planetary Science Conference che si terrà a Houston, dal 12 al 22 marzo prossimo.

La zona in cui si trova il rover è sicuramente particolare e, se per conoscere il passato del Pianeta Rosso cerchiamo nelle rocce, basta osservare in superficie per scoprire il Marte di oggi, un mondo ancora dinamico e perciò vivo.

Curiosity si trova in all'interno di un cratere, una sorta di culla per Marte, dove piccole variazioni climatiche possono esser significative e fare la differenza.
Da quando è iniziata la missione, i panorami immortalati dalla MastCam e dal MAHLI hanno rivelato un paesaggio prospettico, avvolto da una densa atmosfera: una serie di sipari velati creano spettacolari profondità di campo.

Caratteristiche geologiche interessanti, come le fessurazioni che sembrano indicare attività recente, o dettagli mineralogici intriganti come il brillante piccolo sperone che sembra crescere da una roccia del pavimento di Yellowknife Bay o il più recente dettaglio esotico, la protuberanza ripresa dalla MastCam, rendono la zona una potenziale miniera di scoperte scientifiche.

Mentre le berries, a volte, sembrano disporsi con precise configurazioni quasi a seguire delle linee di campo, anche la sabbia marziana non è da meno e spesso sembra aggregarsi ed incollarsi sulle superficie.
Foto ravvicinate della sabbia di Marte sono state scattate in grande quantità in tutte le missioni ma vi invitiamo, solo a titolo di esempio, ad osservare accuratamente una recente ripresa del MAHLI del sol 192. I granelli sembrano essere diversificati per colore, dimensioni e forma: a volte sembrano creare delle trame come se si incollassero a ricoprire delle strutture filamentose. L'aspetto, se dovessimo paragonarlo a quanto conosciamo, sembrerebbe "umido".

CURIOSITY sol 192 MAHLI 0192MH0232000007R0

CURIOSITY sol 192 MAHLI 0192MH0232000007R0
"Courtesy NASA/JPL-California Institute of Tecnology" processing 2di7 & titanio44

D'altra parte, il fatto che Marte possa essere abitabile oggi sembra che stia diventando una certezza anche nella comunità scientifica.

E mentre Curiosity, ricalcando in parte le missioni Viking, si affanna alla ricerca di carbonio organico, un team di scienziati sta studiando un nuovo strumento, chiamato AstroBioNibbler (o Nibbler) che, utilizzato nelle future missioni, potrebbe sciogliere ogni dubbio una volta per tutte.

"La nostra intenzione è quella di utilizzare i tradizionali strumenti di chimica analitica per la ricerca della vita su Marte", ha detto Frank Grunthaner, scienziato del JPL che guida il progetto.

A differenza delle missioni attuali e passate che cuociono i campioni in forni caldi per analizzare i gas sprigionati, Nibbler ha un "approccio espresso", così ama definirlo Grunthaner, sciogliendo le molecole target con acqua surriscaldata.

I metodi basati sui liquidi sono molto più sensibili di quelli basati sui gas.
Il team di AstroBioNibbler promette uno strumento così sensibile da riuscire a rilevare un singolo aminoacido in un grammo di suolo marziano.

Uno strumento analogo era già stato proposto per la missione ExoMars ma successivamente scartato a causa del peso eccessivo.

Una grande differenza è che Nibbler preleverebbe i campioni in proprio, riducendo così i passaggi e possibili contaminazioni.

L'approccio della chimica "classica" prevede il posizionamento dei campioni in una soluzione. Sulla Terra, i chimici usano generalmente un acido come agente di dissoluzione ma trasportare acidi a bordo di una sonda spaziale non piace troppo agli ingegneri, quindi è stata necessaria un'alternativa.

La squadra di Nibbler ha messo a punto un metodo che utilizza acqua surriscaldata circa 180° Celsius, mantenuta liquida applicando una pressione elevata. L'acqua in questo stato si comporta come un solvente che può sciogliere le sostanza organiche ed altre di interesse.
Nibbler sarà provvisto di marcatori fluorescenti per "etichettare" le molecole, in particolare le proteine che formano gli aminoacidi e le basi azotate che costituiscono la struttura portante degli acidi nucleici come DNA e RNA.

AstroBioNibbler

Credit: Andrew Aubrey and Frank Grunthaner, JPL

"I composti azotati organici sono fondamentali per la biologia come lo conosciamo", spiega Jeff Bada della University of California di San Diego.

"Gli atomi di azoto in nucleobasi e aminoacidi formano legami di idrogeno che stabilizzano la struttura dei due acidi nucleici e proteine", continua Bada, "senza questi legami di idrogeno non ci sarebbe alcuna struttura elicoidale di DNA e RNA e nessuna struttura alfa elica di proteine".

Di base i composti azotati organici potrebbero essere stati abbondanti sulla Terra primordiale e su altri pianeti, come evidenziato dalle simulazioni prebiotiche e gli studi sui meteoriti.

AstroBioNibbler sarà in grado di fornire una risposta anche in merito alla presenza di eventuali composti che distruggono le molecole organiche, come i metalli di transizione, ossicloruri, perossidi e perclorati e dare così, una risposta definitiva alla questione Viking.

"Abbiamo bisogno di sapere se sulla superficie di Marte ci sono patogeni inorganici che attaccano i composti organici che stiamo inseguendo", aggiunge Grunthaner.

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